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15 APRILE Martedì Diario




15 Aprile = Martedì = ( City Lendava - Maps )

Mattina ore 7, il massaggio e la sauna di ieri, mi hanno fatto molto bene , sono rilassato e in forma, partenza,
km 3 confine con

UNGHERIA = Stato Comunitario

Km 8 Lenti = km 14 Nova = km 15 Bak = km 25 Zalaapati = km 25 Balatonkeresztur = km 14 = Fonyod km 30 arrivo a Balatonfoldvar - (tot km 131)

Balatonfolvar = abitanti 2.300 =

Località di villeggiatura, posta sulla sponda meridionale del lago Balaton, costellato da una miriamide di piccoli e pittoreschi villaggi con strutture ricettive di vacanza di tutti i tipi, divertimenti per grandi e piccoli, piscine, Balaton, terme, parchi verdi e spiaggia.
Costeggiando il lago per arrivare a destinazione vedo moltissime vele bianche, wind surf, barche, navi turistiche e traghetti che denotano un ambiente adatto per lo sport della nautica e per escursioni turistiche e sportive. Per fortuna il tempo mi è stato amico, nonostante molte nuvole sparse ho percorso la strada fino a quà senza problemi di pioggia.
Sul lago corrono trasportate dal vento nuvole chiare che fanno apparireil Lago ancora più bello, facendo cambiare colore alle onde mosse dal vento, piuttosto freddo nonostante la stagione di primavera
A 4 km esiste la chiesa dove d’estate si tengono concerti di Musica da camera.
Mi reco presso un ufficio di cambio, per convertire un pò di Euro in valuta locale, questa sarà un’operazione che faro, ogni qual volta cambierà lo stato valutario, di ogni Paese che visiterò e che non starò a ripetere nel mio racconto.
Vi è la possibilità di pernottare in un bungalow, ceno nel campeggio sulle riva del lago dove mi consigliano un piatto di Gulyas: una minestra di carne, cipolle, paprika, gnocchetti di pasta, cumino, strutto e che può variare immettendo o togliendo alcuni ingredienti, come secondo mi portano un piatto di: spalla di maiale, salsa di pomodori, cipolle paprika e riso, un pranzo speziato e agrodolce, caratteristica dei piatti ungheresi.
Ci sono pochi campeggiatori, molta umidità, ancora il caldo non si fà sentire e la sera è un bel freschetto.
Comunque un buon bicchiere di Tokaj, un ottimo vino ungherese, in compagnia di alcuni ragazzi spagnoli e ragazze di Budapest, conosciuti sul posto, mi riscalda un pò.
Una musica ungherese, suonata da una band di giovani, fà da sottofondo alle nostre chiacchere, gli spagnoli sono euforici data la compagnia femminile, le ragazze sono anch’esse in vacanza per qualche giorno.
La loro gioia di vivere fa tenerezza , le ragazze vestono sportivamente ma eleganti nelle loro tutine color pastello, sento che alcune parlano di musica e di film, altre dei loro studi e delle loro famiglie. Le osservo, mentre parlo con il più anziano dei ragazzi, i loro comportamenti e noto in particolare come le ragazze siano cortesi e affabili con i giovani ispanici, essi galanti ed educati, fanno di tutto per non deludere le giovani donne, tanto che stanno già formandosi inevitavilmente le coppie e una per volta spariscono alla mia vista nel buio del Lungolago . Rimaniamo solo io, il giovane con cui parlo ed una giovanissima ragazza, da cui traspare tutta la sua timidezza per non aver scambiato che poche parole con noi. Sento di essere di troppo, tronco il dialogo con i ragazzi e li lascio al loro destino e al loro amore.
Sono appena le 22 ma non c’è più nessuno in giro.
C’è solo un giovane che sta riordinando la cucina del ristorante del campeggio. Vedendomi passare si rivolge verso di me salutandomi in perfetto italiano.
E’ un giovane che a scelto di vivere e lavorare in Ungheria. Ci salutiamo cordialmente, sappiamo bene come ci comportiamo, quando incontriamo un connazionale all’estero, due parole ed entriamo subito in confidenza. Alla mia domanda, come mai ha scelto di emigrare, mi racconta la sua storia:

Un paio d’anni fà feci un viaggio di piacere con amici miei a Budapest, i racconti di altri conoscenti ci facevano sognare ragazze bellissime e amichevoli, specie con noi italiani. In effetti alle donne di quà, piace in genere, il nostro modo di corteggiare e la galanteria proverbiale che noi usiamo, per fare breccia nei loro cuori. Una sera in una strada di Budapest, incontrammo un gruppetto di ragazze, soliti approcci, e riuscimmo, non senza fatica, a convincerle ad andare a ballare insieme. Chiedemmo a loro dove potevamo andare, ci portarono in un Pub dove la musica era bassa e i balli lenti erano di norma. Ballai e bevvi un paio di vodka, ma più che altro parlai con una del gruppo, che ha me appariva la più dolce e bella di tutte. A tarda notte le riaccompagnammo a casa, non senza prima aver strappato un appuntamento per il giorno dopo. Te la faccio breve. Passai i più bei giorni della mia vita vissuta fino ad allora. Una settimana di tenera passione, agli appuntamenti il suo viso era raggiante e i suoi occhi esprimevano gioia. Il giorno prima di partire, il suo viso esprimeva disperazione , le lacrime sgorgavano copiose sul suo dolce viso. Facemmo l’amore per la prima e ultima volta in quella settimana passata insieme. Tornai in Italia, le telefonavo ogni giorno, il mio cuore erà rimasto prigioniero a Budapest. Dopo tre mesi che ci sentivamo, d’ un tratto cessai di sentirla. Il telefono dava numero disconnesso, non più abilitato. Per un mese, cercai di contattarla. Telefonai alle sue amiche, i cui numeri erano in possesso dei miei amici, ma furono vaghe se non addirittura, dirmi che non sapevano di chi parlassi, le scrissi alcune lettere, niente, nessuna risposta. Con tutte le cose sentite dire su fatti criminali, dai mass-media, , in particolare sulle ragazze dell'est, mi angosciai a tal punto che un venerdì sera presi il treno per Budapest. Arrivai la mattina presto, presi un taxi e mi feci portare sotto casa sua. Il cuore mi batteva all’impazzata, bussai alla porta, sua madre mi aprì ma al momento che mi vide, voleva sbattermi fuori. Alle mie richieste, su dove fosse la mia ragazza, opponeva un risentito “ Vai via, vai via “ Le urla mie e della madre, ebbero il risultato, di vedere apparire con gli occhi gonfi di pianto, la mia donna. Il suo pronunciato pancino, non solo mi dette tutte le spiegazioni del suo silenzio, ma ora sono padre di un bambino bellissimo”

Così dicendo, fà avvicinare una donna che stà allattando un bimbo in un angolo appartato del locale. Un attimo per darle tempo di ricomporsi e mi presenta la sua signora, con il suo pargoletto in braccio.
Storia finita bene, me nè rallegro e con il cuore leggero, vado a distendermi sul letto.
>(Continua diario giorno 16 Aprile)



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