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17 APRILE Giovedì Diario




17 Aprile =Giovedì = ( City Budapest - Maps )

Dormo come un ghiro, mi sveglio alle 12, erano anni che non dormivo così bene. Esco e faccio una colazione a base di paste e caffè, poi mi avvio alla fermata dell’autobus che mi porterà presso i siti d’arte.

La città dimostra completamente, il suo stretto legame con la cultura asburgica nei suoi monumenti. La gente è serena ed esprime la voglia di primavera che c’è in essi, camminando come se assaporassero l’aria.
Gli anziani camminano piano godendosi la giornata piena di sole, le ragazze esprimono tutta la grazia, che è innata nelle popolazioni slave, gli adulti camminano svelti ma non più curvi per il freddo inverno.
Cammino lungo le sponde del Danubio, ammiro il ponte Szekchenyj chiamato anche ponte delle catene. Ho camminato molto e mi trovo lontano dal mio alloggio, fermo un taxi e chiedo al conducente di portarmici.
L’autista avrà più o meno la mia età, mi domanda di dove sono e dopo i soliti convenevoli gli chiedo di parlarmi di come vive o ha vissuto in questa città, mi racconta un suo ricordo:

“ Sono nato e vissuto sempre quì. Sappia che io ero un bambino, quando nel 1956 la popolazione insorse per reclamare la sua libertà. I rumori che venivano dalla strada, mi facevano paura, io piangevo, mia madre mi teneva stretto a se e mi esortava a stare tranquillo e non aver paura. Mio padre era in strada, non so se con gli insorti o contro di loro, non l’ho mai saputo, mia madre ha cercato sempre di tenermi all’oscuro delle sue idée. So solo che non è più tornato a casa, lo trovarono in una piazza disteso sui g
radini di una chiesa, il corpo straziato dalle schegge di una bomba. La repressione fù implacabile, la lotta dura e e senza pieta da ambo le parti. Morirono migliaia di ungheresi. , pro e contro l’allora sistema sociale e anche alcune centinaia di soldati russi lasciarono il sangue su queste strade. Gli studenti che fecero scoccare la scintilla della rivolta furono i precursori delle rivendicazioni sociali di tutta Europa, che ebbero il loro apice nel famoso 1968. Adesso è solo un ricordo lontano, la città è risorta in tutto il suo splendore, i turisti vengono a frotte in questa metropoli d’arte, il nostro tenore di vita è migliorato tantissimo, purtroppo rimangono ancora molte parti dell’Ungheria in cui ancora non è arrivato questo miglioramento che noi godiamo, ma il nostro popolo è orgoglioso e capace di progredire anche nelle campagne. L’agricoltura, il turismo, la nostra calorosa accoglienza verso gli stranieri è risaputa. Arriveremo presto a poterci confrontare da pari a pari con tutti i Paesi d’Europa “

Mi lascia all’indirizzo del mio appartamento, lo saluto calorosamente e gli faccio i miei più sentiti auguri.
Ceno in un locale dove sul tardi fanno spettacoli folcroristici (così mi avevano detto) ma penso che sia un posto, freguentato da ragazze per “pellegrini” Italiani, francesi, tedeschi pochi ungheresi.
Comunque lo spettacolo è discreto, tre musicisti dall’aspetto zingaresco, vestiti con costumi tradizionali, suonano musiche tzigane, con violini che emanano suoni elettrizzanti e il cimbalom, che emette un suono metallico inusuale per le mie orecchie.
Incitando i presenti a seguirli con battiti di mani, ed estemporanee danze folcloristiche, eseguono una travolgente danza popolare, la c.
Le ragazze nel locale, molto carine, ballano al ritmo frenetico dei suoni meravigliosi, emanati da questi strumenti unici, creando un ambiente di elettrizzante felicità, gli stranieri presenti, sono estasiati da tutto ciò, vecchi e giovani maschi, si gettono in danze goffe e ridicole, tentando di seguire il ritmo stride
nte dei violini, sperando inutilmente di copiare i movimenti, delle belle ragazze ungheresi.
L’ambiente si riscalda sempre più, le libagioni, il ballo , le belle ragazze e la musica rendono l’atmosfera bella e intrigante per tutti i presenti e per quanto mi riguarda, devo ringraziare chi mi ha consigliato di rimanervi, per assistere a uno spettacolo di divertente e felice umanità. Alle 2 di notte esco e prendo un taxi per andare a dormire, anchio sono stato travolto dall’ambiente coinvolgente, ho ballato goffamente come tutti, ho bevuto un bicchiere di più del solito e non mi sono fatto scappare, un gentile approccio con una discreta signora di mezz’età.
Mi butto sul letto e dormo come un sasso.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 18 APRILE)


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