giovedì

15 Maggio Giovedì Diario




15 Maggio = Giovedì = ( City San Pietroburgo - Maps )

Alle 8 puntalmente sono al bar, la donna è già ad aspettarmi, facciamo colazione. Mi accorgo che mi stà osservando e si accorge che il mio stato fisico non è dei migliori, sono ancora stanco della giornata di ieri.
Cosa strana, sorridendomi mi chiede se sto bene, alla mia bugiarda affermazione nel dire si, mi comunica che oggi è meglio andare in auto e che faremo il giro turistico in zone in cui non c’è bisogno di camminare. Ci avviamo per vedere il porto, importante incrocio marittimo di merci e persone del Mar Baltico, le statue nei molti parchi intravisti, dai finestrini dell’auto, la Fortezza di San Pietro e Paolo e molto altro ancora.
Ci fermiamo e scesi dalla macchina, ci sediamo sulle panchine di un parco.
La donna nel frattempo ha cambiato atteggiamento, oggi la vedo più umana, dovuto forse al suo senso di colpa per la sfacchinata che mi ha fatto fare ieri, chiede di me e del perchè di questo mio viaggio.
Una parola tira l’altra e prendendo confidenza le chiedo di lei e della sua vita.

La mia vita scorre monotoma, mio marito è morto in Afganistan … mi lasciò con due figli da mantenere.
La vita da allora è stata dura ma noi donne russe siamo forti, conosciamo il sacrificio che comporta l’essere sole con figli a carico, lo stato post comunista ci ha abbandonate a noi stesse, ma non solo noi, anche moltissimi uomini russi hanno sofferto l’abbandono dello Stato. Nonostante non avessimo come cittadini molta libertà, avevamo però una sicurezza data dalla totale assistenza dei nostri bisogni di primari: cibo, scuole, assistenza medica, pensione ecc.
Ci trovammo scaraventati in un sistema di vita concorrenziale, dove il più debole dovette soccombere agli approfittatori senza scrupoli, sia privati che pubblici, dalle varie mafie locali, da interessi commerciali e politici, nazionali e internazionali più o meno legali.

Oggi per fortuna posso ringraziare Dio di essere riuscita con molti sacrifici, a far studiare i miei figli, renderli esenti da eventi e coinvolgimenti pericolosi, si sono sposati e mi hanno dato la felicità di essere nonna di due nipotini meravigliosi.


I suoi occhi si inumidiscono e il suo viso distende i lineamenti duri, che fino ad adesso esibiva con orgoglio. Le passo il braccio sulle spalle, non si sposta, gradisce questo mio segno di comprensione.
Da questo momento la confidenza reciproca è totale, parla in continuazione ma non di date storiche nè di nomi d’opere d’arte, parla come se si fosse tolta un peso dall’anima, parla del tempo, del cibo, dei suoi sogni che non sono altro che piccole cose in confronto a ciò che noi occidentali chiamandoci “ civili “ bramiamo: l’auto costosa, la villetta a schiera, la ricchezza, il potere, in definitiva la “ felicità effimera”, invidio con tenerezza la sua semplicità i suoi sogni.
Sarebbe bene riflettere su ciò che il destino ci ha concesso, anche se è bene continuare a lottare ma non per cose stupide e bisogni suprflui ma per una società più giusta e umana per tutti.
Si è fatta l’ora di pranzo, la costringo a recarci in un ristorante, mangiamo Borsh: zuppa di carne e rape seguita da caviale e salmone e bevendo una bottiglia di ottimo vino.
Passiamo più di due ore allegramente il pranzo è stato magnifico. Usciamo e passeggiando stancamente, continuiamo a parlare per tutto il pomeriggio.
Il sole è ancora alto ed è arrivata l’ora della fine del suo compito come guida per questo vecchio turista solitario, la reciproca simpatia che emana tra noi però frena il distacco, mi faccio coraggio, nonostante il suo temperamento ligio al dovere, che non da spazio a rapporti che non siano solo di lavoro e le chiedo, se ha piacere di passare la serata con me, al di fuori del suo compito di Cicerone.
Mi aspettavo un rifiuto ma invece gradisce e accetta volentieri il mio invito, propone di andare a teatro ad ammirare i famosi balletti russi, accetto con entusiasmo.
Entriamo e ammiro a bocca aperta, uno spettacolo di eccezionale bravura e bellezza, finita l’esibizione, non si ritiene paga della serata fin quì trascorsa, mi porta in un locale, dove gli intervenuti ballano danze popolari russe.
Balliamo fino a notte inoltrata lei divinamente e con bravura io goffamente ma divertendomi da matti.
Sono le 3 del mattino quando l’accompagno a casa, alla porta d’ingresso mi saluta ma tarda ad entrare e avvicinandosi a me mi carezza la guancia sorridendo e ringraziandomi chiude la porta dietro di se.
Ho la testa che mi scoppia, torno al mio appartamento, faccio una doccia e mi distendo sotto le coperte.
Tardo ad addormentarmi per la giornata densa di emozioni e la piacevole compagnia ma inevitabilmente purtroppo mi addormento.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 16 MAGGIO)


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