mercoledì

21 MAGGIO Mercoledì Diario




21 Maggio = Mercoledì = ( City Dubroska - Maps )

E’ il giorno che entrerò in Bielorussia, che ha due facce, quella statalista basata su un sistema sociale di stile sovietico e quello capitalista, fatto di interscambi commerciali, importazione e d’investimenti finanziari esteri.
Non so a cosa vado incontro, ho letto abbastanza negli ultimi tempi, resoconti, prò e contro l’attuale struttura sociale e politica di questa Nazione.
Troppo ci sarebbe da discutere sull’opportunità di verificare, analizzare e farsi un’idea, anche solo approssimativa, della situazione reale.
Un paese che ha subito la tragedia di Cernobyl, città dell’Ucraina a ridosso del confine Bielorusso.
Le migliaia di orfani, la disgraziata immagine di bambini che ancor oggi nascono con malformazioni subite dalle radiazioni nucleari, di adulti ammalati, che pur passando gli anni, risentono ancora di quel disgraziato giorno, dell’esplosione nella centrale nucleare e delle vaste terre che non possono essere più coltivate
E’ stata una immane catastrofe in cui morirono migliaia di persone. Comunque un Paese da conoscere, se pur con qualche mio timore nascosto, a causa del mio carattere e condizionamento culturale

Km 30 confine con la

BIELORUSSIA = Dogana = Stato Extracomunitario =

Confine Kljasticy =

Alla dogana non aspetto molto contrariamente a quanto immaginavo, poche formalità, nessun problema.
Vengo poi a sapere che il passaggio Russia – Bielorussia non ha un pressante e capillare controllo, come a quelli delle frontiere con gli altri paesi confinanti, questo è dovuto immagino, alla stretta amicizia e interesse politico reciproco fra i due Stati.

km 40 Polotck = km 50 arrivo a Vitebsk = ( tot km 120 )

Vitebsk = abitanti 340.000 ? =

Sorge alla confluenza di due fiumi: il Vitba e il Dvina, Ospita l’annuale Festival Internazionale d’Arte di musica slava.
Nell’era sovietica molte chiese importanti vennero distrutte, oggi alcune sono state ricostruite, si può inoltre ammirare il Palazzo del Governatore Russo, l’obelisco del Centenario in ricordo della vittoria dell’esercito russo su quello napoleonico nel 1812 e il museo in onore del pittore Mark Chagall la cui citta a dato i natali.
Arrivo, le strade sono buone, la città è pulitissima, sento la palpante diversità d’ambiente dei paesi che fino ad adesso ho visitato è una senzazione che mi colpisce.
Poco traffico nei parchi e per le vie, noto donne con bambini in carrozzina, anziani seduti con apparente serenità, tutto molto ordinato, ma la sensazione di disagio non accenna a diminuire, l’ambiente è troppo asettico.
Vedo un albergo in stile architettura sovietica è opportuno che trovi subito una camera, i bisogni corporali non possono attendere.
Mi accoglie un portiere con indosso una divisa impeccabile, svolgo le formalità di rito e a passo svelto vado in camera.
Rimessomi a nuovo e rivestitomi da omino elegante, mi porto all’esterno dell’hotel.
E’ mezzodì, lascio l’auto al parcheggio e salgo su un filobus che mi porterà in centro città, scendo dietro indicazione del conducente in via Pokrovskaja dove è stato eretto il monumento a Chagall, percorro la via Lenin, il Museo Storico con il suo antico orologio collocato al centro della torre e la chiesa dell’Annunciazione, contornata da un prato, ricostruita nel 1992.
Poche persone in giro, ma in particolare le ragazze del posto sono molto carine e vestite in modo elegante pur con abiti semplici.
Non credo ci sia una grande vita notturna da queste parti, stasera saprò se ho visto giusto.
E’ sera ed ho mangiato solo un panino nella giornata trascorsa e adesso ho una fame da lupi, vedo un locale, all’esterno un capannello di uomini fumano e parlano tra loro è una locanda e luogo di ritrovo per gente del posto, chiedo se servono piatti caldi e avutone la conferma mi preparo a mangiare fino a scoppiare: Zahadka, (cotoletta) carne e fegato tritate, cipolla, latte, sale e pepe e per dolce il Kisiel di mirtilli.
Servono di tutto, mi sono abituato alla cucina dell’est, che non è male per un carnivoro come me.
Finito il tutto e con la pancia che ha smesso di reclamare, mi avvio al bancone del bar per godere di un buon caffè, che non è certo come il nostro espresso ma è comunque nero.
Esco dal locale e fumando una sigaretta osservo e ascolto le chiacchere degli uomini seduti ad un tavolo con l’immancabile bottiglia di vodka, pronta per essere vuotata.
Parlano di produzione di grano, di vacche, di gestione dell’orto collettivo. Sono contadini dei dintorni, venuti a vendere le loro coltivazioni in città, d’un tratto abbassano la voce.
La mia curiosità e maleducazione, cerca di captare le loro parole, capisco che parlano di politica.
Parlano troppo piano, riesco solo a capire, che se potessero vendere liberi da regole ferree, potrebbero guadagnare molto di più.
Distolgo l’attenzione dai loro discorsi perchè vedo avvicinarsi alcuni uomini, donne e bambini allegri e schiamazzanti, gli adulti dagli abiti e fisionomia sono riconoscibili, senza ombra di dubbio riconosco la loro italianità.
Sorridendo li saluto, meravigliati e contenti di trovare un italiano come loro mi abbracciano come fossi un loro parente.
La loro felicità ha un motivo ben preciso, sono persone che hanno ospitato e ospiteranno in seguito, ragazzi bielorussi presso le loro case in Italia per curare le loro deficienze fisiche, causate dalla radiottività assorbita a causa di Cyernobyl.
Alcuni ragazzi hanno una famiglia, altri sono orfani residenti in qualche istituto nei dintorni di Vitebsk.
Constatando la mia conoscenza del problema, una donna sui 40 anni mi informa pure sul problema dell’adozioni in Bielorussia:

Il governo Bielorusso è felicissimo di consentire ai bambini di venire in Italia per cure mediche e per respirare aria meno inquinata ma non è disposto a consentire che i suoi cittadini vengano adottati da famiglie straniere.
Speriamo che le cose cambino, molte famiglie italiane sono rimaste deluse ultimamente per il blocco delle adozioni imposto dalle autorità locali.
Le loro ragioni possono essere riassunte, nel non far apparire e pensare all’opinione pubblica internazionale, che la Bielorussia si scrolli di dosso la responsabilità del sostentamento di questi ragazzi.

Interviene un uomo, che confermando ciò che ha detto la donna, aggiunge:

La colpa è anche nostra, i ragazzi vedono la differenza di benessere individuale che c’è tra le loro famiglie e le nostre venendo in Italia, abbiamo tutto, anche troppo. Molte cose sono effimere nei Paesi occidantali ma essi non hanno la capacità di scindere da ciò che è necessario da ciò che è inutile possedere. Alcuni di essi, in particolare gli orfani, sognano di avere una famiglia, che possa dargli il nostro benessere e vi sono nostri concittadini, che si illudono a priori di poter facilmente adottare uno di loro, insistendo per realizzare il proprio sogno oltre le regole stabilite. Ciò a causato dissapori tra famiglie italiane e autorita della Bielorussia causando una reazione da parte di quest’ultimi, emanando leggi drastiche e limitative nelle adozioni.

Non hanno tempo per chiaccherare oltre, i ragazzi li reclamano ma ho sentito abbastanza per capire che, noi italiani, non smentiamo la nostra nomea su quanto siamo umani…ma sarà poi vero che siamo così buoni? Stò tornando all’albergo è l’ora giusta per un buon riposo, domani mi aspettano altri chilometri di strada, quando un’auto della polizia, si ferma velocemente a fianco di un uomo barcollante lungo il marciapiede è ubriaco ed è solo, lo caricano in macchina e ripartono.
La polizia, non permette che ubriachi, girino per la strada da soli, devono essere accompagnati da una persona sobria, altrimenti lo arrestano.
Le istituzioni di controllo e repressione, sono lige ed efficenti, per questo la Bielorussia ha un tasso di microcriminalità così basso, questo però comporta una paura strisciante da parte di tutti i cittadini, dovuta al controllo sistematico delle forze dell’ordine su tutta la popolazione.
Spero che sia così anche per la grande criminalità ma ci credo poco.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 22 MAGGIO)


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