lunedì

26 MAGGIO Lunedì Diario




26 Maggio = Lunedì = ( City Gomel - Maps )

Mi sveglio e un chiarore abbagliante mi costringe per lunghi secondi a tenere gli occhi chiusi, il sole perfora la finestra coi suoi raggi implacabili, mi alzo e ad occhi semichiusi mi dirigo al bagno.
Dimenticavo di dirvi, che le finestre nei paesi dell’est sono senza impòste e solo tendaggi mitigano la luce esterna impedendogli di irrompere nelle stanze.
Scendo nella hall dell’albergo e faccio colazione, ieri non ho mangiato quasi niente. Dopo aver rimesso in sesto il mio stomaco, devo pensare come passare la giornata in questa città.
Domani devo fare altri 250 km tutti di un fiato per arrivare a Kiev in Ucraina.
Credo che percorrerò la strada più inquinata d’Europa, se non addirittura del mondo e questo non mi rende molto tranquillo, tutta la zona intorno a Chernobyl è inquinata dalle radiazioni è “Zona Morta”.
Nonostante ciò, molti cittadini bielorussi vi abitano ancora è pazzesco. Distolgo il pensiero da tutto questo e gironzolo per le strade, non vedo grandi negozi con insegne altisonanti, le classificherei ” a conduzione famigliare”.
Mi reco al mercato, è pieno di persone, i banchi allineati sono moltissimi e vendono di tutto, mi perdo nel guardare questo spettacolo, sembrano che tutti si siano dati appuntamento in questo luogo, infatti per le strade della città, non circola molta gente.
A un banco di frutta compro qualche mandarino proveniente dalla Georgia, e bevo un Kvas, bevanda a base di menta, zucchero, malto e frutta.
Esco sul grande piazzale antistante e mi godo il sole primaverile, cammino per le strade e giardini, incontro chiese e monumenti, l’Università è un palazzo bianchissimo e a fronte assomiglia ad un colonnato romano.
Mi siedo sulle sponde di un laghetto, un signore anziano mi siede vicino badando alla nipotina, che nel frattempo getta briciole di pane ad un cigno bianchissimo.
I vestiti o la mia fisionomia inusuale per quei posti, attira l’attenzione dell’uomo che chiedendomi da dove vengo mi invoglia ha scambiare due parole con lui.

La città che hai intorno è stata rimessa in ordine negli ultimi anni, ma le campagne, hanno un aspetto ancora antico e se anche ciò da loro una parvenza di caratteristica tradizione locale, il degrado avanza inesorabile. Ma molto è stato fatto e spero che non si fermi tutto ad una facciata ipocrita, per compiacere i” potenti di turno”. Oltretutto questa è una zona e ancora di più vicino al confine ucraino, come forse sai, “maledetta” difficile intervenire in quei posti per poter migliorare la situazione

Viveva a pochi chilometri dal confine quando successe la catastrofe, lui lavorava a Minsk, ebbe il permesso di andare a prelevare la sua famiglia rimasta a casa, solo dopo diversi giorni.
Sua moglie è morta dopo un anno per cancro alla tiroide, sua figlia fù contagiata ed è riuscita a sopravvire, solo grazie anche alla disponibilità di famiglie, di altri paesi stranieri che gli dettero la possibilità, oltre alle cure fatte nel proprio Paese, di cambiare aria in un ambiente più sano.
Molte famiglie italiane si sono allertate per dare sostegno a queste popolazioni e molti bambini hanno potuto passare giorni felici, presso di loro nel nosto Paese.
Gli auguro tanta fortuna e mi allontano, con una stretta al cuore, penso che nonostante le sue disgrazie, mi ha parlato con dignità e senza lamentarsi della sua cattiva sorte.
Ritorno in direzione dell’albergo, ho deciso che mangerò al loro ristorante immagino che abbiano un buon menu.
Seduto al tavolo mi servono pasta condita con latte e per secondo spiedini di carne arrosto con contorno di patate gratinate, mentre assaggio questo gradevole piatto, mi domando da dove proverranno questi alimenti? Pensiero subito scacciato, se penso a coloro che nella zona “maledetta” mangiano il prodotto dei propri campi.
Da quando sono arrivato in questa città, tutti i miei pensieri vanno alla vita che gli abitanti hanno trascorso in quest’area in tutti questi anni.
Dopo pranzo una signora italiana, conosciuta al bar dell’albergo, mi dice che è venuta quì per portare presso la sua casa in Italia, una bambina orfana, che si trova in un “ Internato” , non capisco bene cosa sia, chiedo spiegazioni.

Noi li potremmo definire orfanatrofi ma non sono solo quello, ci abitano anche ragazzi che hanno famiglia. quì vengono controllati e curati molti bambini nati anche dopo il 1986 che portano gli strascichi della contanimazione subita dai loro genitori. Molte associazioni internazionali portano sostegno economico, materiale e umano, cercando di alleviare la conseguente solitudine dei bambini

Passo la serata in compagnia di altre persone che sono venute per lo stesso motivo a Gomel e che si disperderanno nel raggio di decine di chilometri il giorno dopo, per le diverse destinazioni, in cui si trovano gli “internati”. La sera non ho appetito, preferisco assaggiare dei pasticcini salati che ho comprato per strada, presso un banchetto improvvisato, da un’anziana signora dall’indefinibile età.
E’ notte ci sono alcuni locali dove i giovani di Gomel si incontrano, ne vedo molti di essi gironzolare per strada a godersi la fredda aria che il leggero vento porta dal nord.
La sera passa tra un caffè e un bicchiere di vodka e quando sento che gli occhi si fanno pesanti, penso che è giunta l’ora di chiuderli su un morbido e caldo letto.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 27 MAGGIO)


0 commenti: