lunedì

30 GIUGNO Lunedì Diario




30 Giugno = Lunedì ( City Mostar - Maps )

Al risveglio, il mio primo pensiero va a mia madre, se fosse viva, oggi compirebbe 94 anni.
Questa città, mi è apparsa triste, o forse è solo una mia impressione, ormai è troppo tempo che vago per questo particolare mondo dell’Est.
Decido di partire subito, senza però non aver fatto, una ottima colazione a base di salsicce e patate, con accompagnamento di un buon boccale di birra.

Km 48 Jablanica = km 23 Konijc = km 44 arrivo a Sarajevo ( tot km 115 )

Sarajevo = Capitale della Bosnia Erzgovina= abitanti 304.000

Tre anni d’assedio, ancor oggi si possono ricordare, incontrando palazzi di periferia e quelli nella zona dei palazzi governativi, che ancora portano i segni della pazzia distruttiva degli uomini.
Oggi questa storica città sta tornando lentamente alla normalità , il turista comincia a non essere più quello “ curioso “ di scenari di Guerra.
Bascarsija, il vecchio centro è stato completamente restaurato, mi reco presso la via Ferhadija, la strada più elegante, con caffè, negozi alla moda, molto freguentata e una visita anche al Bazar Turco.
Passo il tempo a passeggiare per questa zona ammirando molto l’ottimo restauro fatto e visito la Moschea di Gazi Husrev Bey, col minareto di 45mt e la Chiesa Ortodossa, ma il luogo più interessante è stato il Bagno Turco, dove mi sono recato per un gradevole e rilassante bagno di vapore e un tonico massaggio, fatto questa volta, da gentili mani di femmina, una dolce ragazza, che nel mentre mi massaggiava, mi parlava di lei, della sua famiglia e purtroppo del suo ragazzo, facendo così spengere, sul nascere, bellicosi pensieri impudici.
Dimenticavo di dirvi che non ci sono problemi d’alloggio, ho trovato una piccola pensione a conduzione familiare e a costo accettabile.
E’ ora di cena, dietro consiglio della massaggiatrice mi reco presso una pizzeria che un italiano, con soci bosniaci ha aperto qualche anno fà.
Non servono solo pizza, vedo piatti appetitosi di cucina bosniaca, ne approfitto e mi faccio servire, carne d’agnello e vitello macinate, solite patate e formaggio di Travnik simile alla feta, tutto ottimo e abbondante con una spesa contenuta, un caffè è quello che ci vuole per finire in bellezza.
Passeggio per smaltire l’ottima cena, mi trovo a passare per la “ via dei cecchini “ , triste luogo di demercazione, tra concetti diversi di intendere l’appartenenza a una nazione.
L’ultima persona che pensavo d’incontrare e con cui dialogare è una signora malmessa, con tre cagnolini al guinzaglio, che passeggia in un giardinetto, l’età è indefinibile, i capelli unti e gialli.
Non ha un bell’aspetto, ma i suoi occhi brillano e l’affetto che dimostra nei confronti dei tre animali, fa tenerezza, il mo istinto mi porta a fare una carezza al più piccolo dei tre, che mi si è avvicinato scodinzolando, la donna, allarmata richiama il piccolo, ma lui non la sente nemmeno, continua a strusciarsi come un gatto ai miei pantaloni, le dico di non preoccuparsi che a me fa piacere, amo gli animali.

Più conosco gli uomini più amo le bestie” .

Questa mia risposta e a seguito della mia ultima riflessione la donna mi invita a sederci nella panchina vicino.
Contenta di poter parlare con qualcuno che ama gli animali mi dice:

E’ vero, gli uomini sanno farsi solo del male, anch’io amo più le bestie che gli uomini, i cosiddetti “ Umani “, l’invidia, l’egoismo, l’odio, sono tutto ciò che sanno coltivare.
Hai visto come fù ridotta questa città per la loro imbecillità?
Adesso sembra che sia tutto passato, il maquillage di facciata delle case, non attenua le divisioni culturali e ancora si coltiva l’odio sotto la cenere.
Ero una donna felice prima dell’assedio, mio marito è serbo e cattolico, io bosniaca e musulmana.
Altri hanno deciso per noi, dividendoci in nome di un assurda appartenza ad etnie e religioni diverse.
Quando la Repubblica era unita, i nazionalisti delle varie zone dell’Jugoslavia, per quanto cercassero il potere nei centri decisionali del Paese, il nostro comandante Tito, sapeva tenerli sotto controllo e nonostante la nostra società, non sia stata il massimo della democrazia, almeno non dava modo a pazzi criminali di scatenare questa Guerra Civile fraticida.
Morto lui, i politici scatenaro le loro ambizioni separatiste e la conseguenza è stata quella di 100.000 morti, cifra molto approssimativa per difetto, non sapremo mai quanti, in tutto il territorio jugoslavo.
Avevo un figlio di 15 allora, era da miei parenti a Srebrenica, non sò più niente di lui nè dei miei parenti dal 1995, probabilmente un giorno ritroveranno le loro ossa in qualche fossa comune.
In tutta la Bosnia noterai, nel tuo viaggio, croci sparse limitrofe alle strade che percorrerai, vi sono sepolti uomini donne e bambini, vittime innocenti della cieca pazzia razzista.

Uno dei cani abbaia spazientito, premurosa la donna lo coccola, baciandolo sulla testa e dicendomi addio, se ne va per le vie di questa città apparentemente rinata a nuova vita, ma nessuno renderà a questa moglie e madre la felicità perduta e il suo amore per il proprio simile.
Ma adesso si va a dormire, domani mi aspetta una strada non molto tranquilla.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 1 LUGLIO)


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domenica

29 GIUGNO Domenica Diario




29 Giugno = Domenica ( City Niksic - Maps )

km 40 Vilusi = Confine con la


BOSNIA ERZEGOVINA = ( Dogana ) – Paese Extracomunitario

Km 35 Trebinje = km 46 Ravno = km 17 Ljubinje = km 27 Stolac
km 27 Pocitelj – km 33 arrivo a Mostar - ( tot km 185 )

Mostar= Capitale della Erzegovina = abitanti 125.00

La Bosnia è il paese più dimenticato dai mass-media, un territorio al centro dei Balcani, distrutto e violentato nell’ultimo conflitto interetnico degli anni 90, dovuto alla disgraziata disgregazione della Repubblica Jugoslava di Tito.
Se fosse rimasta unita oggi farebbe parte a pieno titolo della Unione Europea nella sua interezza e non avrebbe subito la diffusione dell'odio interetnico dovuto a stupide ambizioni nazionalistiche.
A tutt’oggi il turismo è quasi inesistente, se non quello, della curiosita di vedere da vicino, uno dei più infami teatri di guerra accaduti al mondo.Vedi Srebrenica
Per fortuna, la maggioranza di coloro che si recano in questa martoriata terra, oltre agli aiuti finanziari di molte Nazioni, sono:
le associazioni Onlus, Ong, artisti o semplici cittadini, che si pongono volontariamente ad assistere tanta povera gente che ha necessità, non solo di aiuti finanziari, ma anche di un controllo sulla loro salute, sia fisica che mentale. Alcuni di coloro che hanno dato il loro contributo per assistere queste popolazioni hanno dato la vita per la pace, troppo spesso ci dimentichiamo di queste persone, troppo scomode per essere ricordate dai responsabili politici di tutto il mondo.
Inoltre, gli abitanti di questo Stato, sono un grogiuolo di tutte le culture e religioni, le loro Chiese nel mondo contribuiscono con il loro aiuto morale e finanziario, ad alleviare le loro sofferenze, in tutto il territorio.
Entro in Mostar, una delle prime vie che percorro è accanto al fiume Neretva, mi imbatto nel ponte ricostruito dopo che fù abbattuto dalla cieca stupidità degli uomini.
Parcheggio presso un distributore di benzina, per fare un controllo generale dell’auto, il giovane che verifica il vano motore, avrà si e no,18 anni, penso, che quando questa terra, era un antro infernale costui era appena un bambino, li chiedo quanti anni ha e come vive quì a Mostar:

Ho 17 anni, non sono nato quì ed è solo un anno che ci vivo, sono nato a Sebrenica.
Lei è giornalista?

No, ma mi piacerebbe sentire il racconto di un cittadino di questo Paese.

Sono un musulmano, conoscerà probabilmente il massacro che accadde nei pressi della mia città, io mi salvai per miracolo, i militari assassinarono dagli 8.000 ai 10.000 musulmani bosniaci dai 14 ai 65 anni, mio padre era fra questi.
Sono cresciuto in mezzo alle più terribili privazioni e grazie a mia madre se oggi sono ancora vivo.
Furono settimane di stenti, non tanto per me quanto per lei, poco da mangiare, qualsiasi cosa era buona, erba, qualche uovo rubato, latte munto da mucche abbandonate, nessun aiuto arrivava in quella parte del mondo.
Vagavamo per i boschi nascondendoci alle milizie e bande armate irregolari, non importava di chi fossero le insegne.
Una sera sostammo in una casa bombardata, un tratto il gracidare delle rane di uno stagno vicino cessò, tre ombre silenziose e terribili apparvero ai miei occhi di bambino.
Ricordo solo lo schiaffo di uno di loro e le urla di mia madre……. Svenni.
Quando l’alba mostrò la sua timida luce, nella penombra, vidi mia madre in un’angolo raccolta su di se, come un feto in pancia alla madre, gli abiti a brandelli, gli occhi perduti nel nulla.
Io fui ospitato in un orfanatrofio ed essa, presso un centro accoglienza a Tuzla, dove a tutt’oggi, viene aiutata a dimenticare quella terribile esperienza.
Come vedi le ferite possono anche rimarginare, adesso lavoro e la sera vado con amici e amiche a divertirmi e ridere e con la mia ragazza a fare l’amore.
Ma i ricordi passati sono ancora vividi nella mia mente e sono il mio bagaglio di diffidenza e odio nei confronti di coloro, che ancora oggi sono i responsabili di quell’infame misfatto.

L’auto è a posto, sorridente il ragazzo mi porge le chiavi, il conto che mi chiede per il lavoro, è una cifra ridicola, cerco di dargli qualche Euro di mancia ma egli rifiuta gentilmente ma decisamente.”

Conosco poco della storia di questo popolo, mi informerò meglio una volta che tornerò a casa.
Cammino per la Stari Grad ( citta vecchia ), attraverso il ponte Stari Most (vecchio ponte ), apparentemente la vita, in questa città, sembra fluire fin troppo tranquilla ma l’apparenza inganna, sotto la cenere le etnie, serbe, musulmane bosniache e cattoliche croate, non hanno rapporti di simpatia tra loro, la recente Guerra ha distrutto centinaia di anni, di reciproca convivenza e tolleranza.
Ne è prova il cameriere, che serve nella trattoria in cui mi sono fermato a mangiare:

Ciò che vede in questa città è l’impegno in cui i musulmani ricostruiscono la loro parte di città, penso che noi si sia discriminati, dagli aiuti internazionali.
Hanno ricostruito il Ponte Vecchio, che era il simbolo dell’incontro frà la cultura Cattolica e l’Islam e tutto il mondo pensa, che basti ricostruire un simbolo di una città, per riappacificare gente così diversa.
Non so se ha notato le bandiere croate alle finestre delle case, lungo la strada che porta da noi, significano il voler rivendicare la loro terra e far parte della Repubblica Croata.
Le croci dei tanti cimiteri che lei stesso a potuto incontrare, nel venire quì, sono la dimostrazione, che questa terra è stata bagnata col sangue di tutte le etnie, non sarà facile dimenticare tutto questo.

La Bosnia Erzegovina, è forzatamente un solo stato, ma tutti sanno che ci vorrà del tempo, ma questo Paese dovrà ancora fare i conti, con le varie etnie che si dividono, fette ben definite di territorio.
Serbi, Croati e Musulmani, per ora, si contentano di avere molta autonomia locale, questo però pregiudica la possibilità di evolversi, per una democrazia reale e la possibilità ,che l’Europa, prenda in seria considerazione investimenti produttivi, come invece a fatto in molti Paesi dell’Est Europeo.
Mostar, nonostante abbia una certa attrattiva turistica è una città in cui si sente, a pelle, la sua precarietà.
Per pernottare sono stato indirizzato presso una famiglia croata, gentilissimi ma non certo loquaci,
Non ho voglia nè di cenare nè di cercare attrattive di svago, mi accontento di un bicchiere di cognac e poi subito a nanna.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 30 GIUGNO)


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sabato

28 GIUGNO Sabato Diario




28 Giugno = Sabato ( City Podgorica - Maps )

La promessa è mantenuta, passiamo tutta la mattinata a visitare la città.
Percorriamo via Hercegovacha per poi conoscere l’insediamento di Varos, dominato dall’alta Sat-Kula, torre dell’orologio in pietra, un faro che è uno dei simboli della città.
Stanchi di camminare, ci fermiamo in un negozio di vini, per bere del vino fresco e la bella donna che mi accompagna, mi degna di un regalo, una bottiglia dell’ottimo Rakija: brendy a base d’uva.
Io non sono da meno, presso un bazar, poco dopo le dono un braccialettino d’oro, il suo sguardo vorrebbe dire tante cose, ma la realtà e la sua rinuncia a sognare, le impedisce di parlare.
Torniamo mano nella mano verso casa, non parliamo molto, siamo immersi nei nostri pensieri.
Perdo tempo a mettere in moto l’auto, un ultimo incrocio di sguardi che valgono mille parole, l’auto fa sentire il suo deciso rumore, automaticamente il mio piede spinge sull’accelleratore…. Direzione Bosnia

km 57 arrivo a Niksic – ( tot km 57 )

Niksic = abitanti 58.000

Non ho voglia di guidare, sono preso troppo dai miei ricordi e sento una stretta allo stomaco che mi disturba, in due ore sono arrivato è già tardi per proseguire e inoltre la strada da fare, si preannucia non certo facile. Per questa notte mi fermerò quì.
É una città in cui ferve un’attività culturale molto attiva, il Centro di Cultura, dove si concentrano molte attivita, comprendendo il Museo con reperti di periodo romano, con l’archivio e la biblioteca è la parte più evidente di questo interesse.
Essendo in fondo, una piccola cittadina, vicino al Teatro, trovo subito un centro informazioni, per alloggi in affitto giornaliero, l’anziana signora che mi riceve, non ha niente a che vedere, con le belle hostes di altri uffici turistici, di cui mi sono servito.
Gentimente mi propone alcune possibilità di alloggio, scelgo un monolocale nel centro della piazza principale, se non altro, almeno vedrò un poco più di passaggio di graziose femmine.
Il monolocale è molto carino e arredato magnificamente, uno dei migliori in cui ho pernottato e dalla finestra, posso ammirare la Cattedrale Ortodossa che domina la città dall’alto di una collina, dalla quale, si gode il panorama e l’estensione del lago, su le cui sponde è collocata Niksic.
Lascio il bagaglio, cerco un posto dove cenare.
Il ristorante è rustico e il profumo che viene dalla cucina fa venire l’acuolina in bocca, mi servono Pasticada: spalla di vitello con pancetta affumicata e odori e una prelibatezza che mi manda in “brodo di giuggiole”….Mitili cotti nel vino eccezionali. La serata la passo presso un Pub divertente dove molti giovani e qualche turista bevano in allegria la famosa birra Niksicko.
Per strada un gruppo di ballo folcroristico si esibisce in una danza tradizionale.
Affacciato alla finestra dal mio alloggio, fumo l’ultima sigaretta prima di riposarmi da una giornata noiosa .
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 29 GIUGNO)


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venerdì

27 GIUGNO Venerdì Diario




27 Giugno = Venerdì ( City Bushat - Maps )

Urla provenienti dalla strada mi svegliano che sono già le 10, salto giù dal letto e nel polverone che vedo, affacciandomi alla finestra, intravedo in groppa ad un cavallo che sgroppando, cerca di scuotersi di dosso il mio amico, uno spettacolo da rodeo, la bestia viene in poco tempo ridotta alla ragione e sbuffando si calma, limitandosi a raschiare la terra con lo zoccolo.
Avrei voluto partire subito, ma mi hanno costretto a rimanere, almeno per pranzo, a tavola si sono aggiunti parenti e amici è inevitabile che non riesca a liberarmi del loro abbraccio fraterno.
Ma è l’ora che me ne vada, saluto tutti e li ringrazio dell’accoglienza ricevuta.

Km 18 Koplik = Km 17 Hani I Hotit confine col

MONTENEGRO = ( Dogana ) Stato Extracomunitario

Km 26 arrivo a Podgorica = ( tot km 61 )

Podgorica = Capitale del Montenegro – abitanti 250.000

Sono troppo stanco per arrivare a Niksic, il pranzo era buono ma l’abbondanza troppa. Due giovani ragazze sono ferme al semaforo in procinto di attraversare la strada, ne approfitto per chiedere se sanno indicarmi un posto per pernottare.
Una delle due, con due occhi neri che mi fulminano, come se le avessi offese, mi lasciano interdetto, ripeto la domanda, il suo viso si rischiara :

Mi scusi, credevo che fosse il solito pappagallo che cerca avventure in questo Paese, lei è italiano, a me piace l’Italia. Sono una studente e ho occasione spesso di visitare, virtualmente le vostre opere d’arte,
sono felice di poter esserle utile, facciamo così, lei ci accompagna a casa e chiederò a mia madre se può trovarle una sistemazione.

Ovviamente sono d’accordo, altretutto sono due belle ragazze e ciò mi stuzzica pensieri peccaminosi, salgono in auto e partiamo destinazione, periferia.
Arriviamo in fretta, presso una casa a due piani, una delle due, a proposito, sono sorelle, corre a suonare il campanello, apre una signora con lineamenti dolci, il viso chiaro ed occhi uguali a sua figlia.
Le ragazze, parlottano qualche minuto con la loro madre, attendo con aria interrogativa accanto alla macchina, d’un tratto, “occhi neri” mi chiama e raggiunta la soglia di casa sua madre mi fa una romanzina:

Quardi, che se era per me, lei non sarebbe ospite in questa casa, ringrazi le mie figlie, a cui non so dire di no.
Le permetto di pernottare, solo per questa notte, le posso preparare da cena ma non intendo aspettare, i sui comodi di turista nottambulo.
Noi andiamo presto a dormire, hanno esami di scuola domani per questo non voglio distrazioni per loro in questi giorni, dunque sia chiaro che dopo cena lei non esce, se ne va buono buono a dormire e domattina può anche andarsene.

Rimango di sasso, mai avrei pensato di essere accolto così, da una donna con un viso dolce come il suo, oltretutto sono venuto per chiedere solo un informazione, ma sono stato invischiato dalle due ragazze, che senza dirmi nulla, avevano fatto la grande pensata, di invitarmi a casa loro, senza neppure avvertirmi.
Chiarisco l’equivoco con la donna, la quale prima rimprovera le figlie e poi, scusandosi e facendo un sorriso che fa rifiorire il suo bel viso, mi invita ad entrare nella sua abitazione.
Senza neppure chiedermi se sono d’accordo, mi invita a prendere possesso di una camera, precisando che sono fortunato, perchè suo figlio più grande è sotto servizio militare per cui adesso è libera.
Devo dire, che aver avuto tre figli e avere ancora un corpo delizioso, senza ombra di grasso nè pancetta è straordinario, le faccio i miei complimenti, lei si schernisce in modo nervoso ma vedo che le fa piacere il complimento.
L’ora è tarda e la donna si premura di preparare la cena, mi siedo in cucina con lei che si muove con la grazia di una ragazzina.
Mi affascina questa femminile bellezza e faccio di tutto a che accetti la mia gentilezza, mi rendo disponibile ad apparecchiare la tavola e per essere più galante che posso, mi reco nel giardino prospicente la casa, a raccogliere, qualche colorato fiore, che metto in un vasetto al centro del tavolo, neppure ringrazia.
Nel mentre ceniamo, io e le ragazze chiacchieriamo e scherziamo insieme, sono contente della mia presenza, sono dispiaciute che l’indomani, purtroppo, saranno a scuola, avrebbero voluto portarmi a visitare la città.
Subito dopo cena sono spedite a letto da sua madre, mi siedo sui gradini fuori di casa, pochi minuti dopo mi raggiunge un profumo di caffè, il mio "sogno" mi raggiunge e sedendosi con me mi porge la tazzina.
E’ in vena di confidenze:

La porto io damani a conoscere Podgoriga, si sarà chiesto come mai non cè un uomo in questa casa, non cè più, se ne andato con un’altra più giovane di me, dice che io non sapevo dargli ciò che lei gli dà.
Le dico questo perchè ho visto che lei è una persona aperta e gentile e poi domani lei se ne andra e io in questo momento ho bisogno di parlare con qualcuno che mi ascolti, senza darmi consigli inutili.
Sono sola con tre figli, la mia durezza a volta fa paura anche a me, eppure sono costretta ad esserlo.
Da quando mio marito mi ha lasciata, gli uomini che conosco del circondario, hanno cercato di conquistare il mio corpo e neppure lontanamente hanno pensato di ottenere il mio affetto, e la gente aveva cominciato a fare pettegolezi.
Ciò a causato la mia decisa reazione, costringendomi a porre un atteggiamento duro con tutti, compreso i miei figli.
Voi uomini, volete soprattutto amore da noi donne, voi volete solo soddisfare le vostre voglie, facendo i galanti o sembrando, belli e interessanti più di quanto voi effettivamente siate.

La ritengo quasi un offesa personale e le rispondo offeso:

E’ inevitabile che le dica, che ciò che pensa è solo frutto della paura e della delusione avuta da sua marito, ci sono certamente uomini che non sanno distinguere un donna seria da una baldracca., ma il suo atteggiamento non frena i chiacchericci maligni del popolino.
La vita và vissuta a viso aperto e con coraggio, deve imparare ad avere più fiducia in se stessa, molti uomini sono stupidi, specie nel vantarsi delle conquiste fatte e ancor più, quando possono gloriarsi di quelle, che anche gli amici conoscono, ma non tutti siamo così.
Stasera io ho cercato di offrirle la mia amicizia, come risultato, il caffè è l’unico segno di gentilezza che ho ricevuto da lei.”

Non sò perchè, ma le donne sono facili al pianto e lei non è da meno, appoggia il capo alla mia spalla e sommessamente sfoga la sua tristezza.
L’arrabbiatura mi passa all’istante, le asciugo le lacrime e raccontandole, le cose allegre che mi sono successe in questo viaggio, sento i suoi singhiozzi trasformarsi in allegre risate.
Stiamo fino a tardi a raccontarci aneddoti e fatti della nostra vita, l’autmosfera si è fatta a tal punto confidenziale, che il divano di casa ci accoglie discretamente, le ragazze dormono e la notte è silenziosa e calda.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 28 GIUGNO)


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giovedì

26 GIUGNO Giovedì Diario




26 Giugno = Giovedì ( City Tirana - Maps )

Non sò come faccio ha fare tanti chilometri in un giorno, su strade sconnesse e con buche traditrici, visitare monumenti e assistere a spettacoli come quello di ieri sera, infatti sono distrutto.
Rimango nella mia stanza disteso sul letto a godermi l’aria smossa dal ventilatore per tutta la mattinata.
Bussano alla porta è la signora del piano di sotto, apro e mi chiede, se ho intenzione di pranzare, le rispondo che penso di trovare un ristorante, perchè?

Lo chiedo perchè, se le fà piacere, posso prepararle io un buon pranzo e la spesa saranno pochi euro

Accetto volentieri, l’afa all’esterno è opprimente, meglio che me ne stia al fresco della camera in penombra.
Un’ora dopo la donna si presenta con un vassoio con al centro un pollo arrosto ricoperto di patate fritte, una bottiglia di vino sottobraccio e una busta di pane tenuta frà le dita, l’aiuto prontamente a posare il tutto sul tavolo.
Prima di andarsene le chiedo di come è la strada per arrivare a Scutari, mi conferma che la strada è buona e in un paio di ore posso arrivarci.
Non riesco a rilassarmi mi stò avvicinando sempre più all’italia e sento che mi manca.
Partiro subito dopo pranzo, alla faccia del caldo e del mangiare sullo stomaco.
Pago il dovuto alla gentile donna e salgo in auto andando per la strada a nord-ovest. Non ho fatto gli auguri alla signora, lo solo salutata cordialmente, mi sembrava un augurio ipocrita.

Km 28 in direzione dell’areoporto = km 49 Lezhe = km 45 arrivo a Scutari
( tot km 122 )

Scutari = (Shkoder) abitanti 110.000

La strada è stata ottima, in un paese vicino, Bushat, abita un mio carissimo amico, mi disse che se passavo in questi giorni da Scutari di fare un salto da lui a trovarlo, chiedo ad una pattuglia di polizia dove si trova il paese, mi indicano che è vicino, a soli 10Km
Questo giovane amico, lavora con me è sposato e padre di un figlio maschio. E’ venuto a passare qualche giorno, in Albania per affari di famiglia, lasciando i sui cari a Firenze, troppo strapazzo per un bambino che ha solo tre mesi.
Mi accoglie, come sempre, con il suo sorriso aperto, abbracciandomi e dimostrando il suo piacere, a che io sia venuto a trovarlo a casa sua.
Mi porta all’interno dell’abitazione grande e spaziosa, mi presenta sua madre e i suoi fratelli la loro accoglienza è calorosa e amichevole, non mi aspettavo niente di meno conoscendolo.
Una bottiglia di grappa distillata da loro stessi, viene posta al centro tavola, i bicchieri si riempiono e guai a rifiutare, sarebbe uno sgarbo alla loro amicizia e maleducazione da parte mia.
In poco tempo la bottiglia è vuota, le voci si intrecciano in un susseguirsi di domande e mie risposte, dovendogli raccontare il mio viaggio.
Cerco di riassumere, ma i fumi dell’alcool cominciano a fare effetto,dopo tanti bicchieri di grappa, stuzzichini, dolci e con la compagnia di musica locale è meglio che esca a prendere aria.
Usciamo, io, il mio amico e due suoi fratelli, le donne indaffarate in cucina, stanno preparando il pranzo, sul fuoco gratelle di coccio che sembrano tegole di tetti ondulate, sulle quali cuociono anguille di mezzo metro, una prelibatezza di queste parti.
Seduti su delle pietre messe a modo di panchina, ci fumiamo l’ennesima sigaretta, gli chiedo, come è la vita in questa zona dell’Albania:

Adesso è tranquilla, ma quando 15 anni fa, venni in Italia su un gommone, attraversando di notte l’Adriatico, questa era una zona in piena anarchia. Gli abitanti, dopo la caduta del dittatore Hoxha, aquistarono una libertà improvvisa, la mancanza di autorità nel Paese, determino la inosservanza di tutte le leggi scritte, valeva solo una legge, quella del più forte, come da sempre d’altronde. Le faide familiari particolarmente in questo luogo, si moltiplicarono, l’emigrazione selvaggia di molti uomini in tutta l’Albania, causo un sconvolgimento delle abitudini e tradizioni per molti albanesi. Oggi molte cose sono cambiate, il benessere è in continua ascesa è stata ricostituita un’autorità politica e di controllo, da parete delle forze dell’ordine, la costruzione di nuove strade, la riasfaltatura di altre, il pullulare di nuove costruzioni, abbellimenti architettonici delle maggiori città, come tu stesso hai potuto notare, sono la faccia più evidente della rinascita dell’Albania. Ancora cè da lavorare per un cambiamento, riguardo le vecchie usanze o tradizioni culturali dei cittadini. Specie, quì a nord il concetto di rispetto è molto forte, basta un niente che coltelli e pistole siano ancora protagoniste, vendette e resa dei conto per uno sgarbo subito è cosa abbastanza freguente da queste parti, anche se col tempo le cose stanno cambiando radizcalmente. Comunque ancora adesso, se ridi di qualcuno nel momento sbagliato, se guardi troppo insistentemente una donna, il cui uomo sia compagno o fratello poco importa, succede il finimondo, ma tutto questo sono sicuro, nel tempo cambiera.”

Si è vero la società e le loro tradizioni subiranno una inevitabile trasformazione, anche le donne, avranno una diversa collocazione nella società, nonostante esse siano sempre state rispettate e tenute in considerazione, la sudditanza all’uomo è totale, almeno in certe realtà locali albanesi.
Il pranzo è pronto, vengo trattato benissimo questa esigenza di porre l’ospite al centro dell’attenzione è naturale, l’ospitalità è sacra, specie nei paesi dell’est.
Il pasto e le libagioni, mi costringono a rimanere fino a sera presso di loro, smaltita la sbornia e digerito tutto quel ben di Dio e dormito un paio di ore, i miei amici, mi propongono di passare la serata a Scutari, accetto con entusiasmo.
Scutari ha un clima meraviglioso, il lago e le montagne, che le fanno da cornice, rendono il clima mite, non ha molto di artistico da mostrare ma il Castello di Rozafat, in cima alla rupe, offre un panorama eccezionale, la rende unica al mondo.
Arriviamo in città che sono le 22 , il caldo induce gli abitanti ad uscire per respirare un poco di aria fresca e un gelato nel più grande bar del centro.
Facciamo la stessa cosa che tutti stanno facendo e cioè, andare per il corso principale, percorrendolo più volte, incrociando famiglie intere, con i piccoli figli in carrozzina, gruppi di ragazzi che, come noi, guardano e commentano le belle ragazze, che allegre e sorridenti sicuramente parleranno di noi.
Non ci basta passeggiare, siamo venuti per sentire musica e ballare, di conseguenza finiamo la serata in una discoteca che non ha niente da invidiare alle italiane.
Al ritorno, la mattina alle 4, non arriviamo in silenzio, la gazzarra che facciamo sveglia mezza Bushat, ma non la loro mamma, che aspetta il ritorno della sua prole, seduta in poltrona e che non fa mancare un rimprovero a questi ragazzacci.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 27 GIUGNO)


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mercoledì

25 GIUGNO Mercoledì Diario




25 Giugno = Mercoledì ( City Fier - Maps )

Una cappa di smog aleggia a mezz’aria, il cielo è di un colore bianco sporco, sarà la calura aggiunta al preannunciarsi della pioggia, ma la definisco una giornata fastidiosa.
Non ho da passarvi le vacanze e neppure voglia di passeggiare, perdendo tempo in questa città. Allungo 5 euro al vecchio facchino, mando un bacio alla bella hostess e mi allontano per la strada che porta a Durazzo.

Km 31 Lushnje = km 18 Rrogozhine = km 38 Durazzo = km 39 arrivo a Tirana - ( tot km 126 )

Tirana = ( Tiranè ) Capitale dell’Albania = abitanti 1.000.000

Arrivandoci, attraverso il fiume Ishem. Tirana è forse la città la più viva e caotica che abbia incontrato in questo viaggio, le strade ingombre di ogni sorta di veicoli , dai vecchi camion diesel che sputano fumo, ai moderni Suv, da auto sportive, ad auto di rappresentanza lussuose.
Le opere di ricostruzione e di nuovi palazzi, riempiono l’orizzonte di alte gru. Molte strade e canali hanno cantieri aperti, causando un rumore piuttosto intenso e continuo.
Non è affato comunque una brutta città, anzi, passando per le sue strade ho visto, la Moschea Et'hem Bey e la Torre dell’Orologio che sorge in Piazza Skenderbeg.
Alla fine degli anni 90 l'Albania ha avuto il periodo peggiore per la sua stabilità economica e politica, adesso per fortuna il loro Paese si stà stabilizzando.
In un ufficio turistico, in cui mi sono imbattuto, sostando accanto alla Chiesa Cattolica di San Paolo, chiedo informazioni per una sistemazione, magari non troppo onerosa.
Mi consigliano un appartamento, non proprio in città ma alla sua periferia. Sottoscrivo l’accordo, sperando di non finire in mezzo a strade buie e brutti figuri.
L’alloggio si trova in una palazzina di due piani, suono al pianterreno dove devo ritirare le chiavi, mi apre una donna di circa 40/50anni non saprei dire, magra al limite dell’anoressia.
Mi osserva quasi impaurita,le dico che sono stato mandato dall’agenzia per ritirare le chiavi dell’appartamento affittato.
Non ha telefono per cui non è stata avvertita, comunque vedo che non ha nessun dubbio, mi fà accomodare nel suo appartamento, in attesa che trovi le chiavi.
L’interno è mal messo, un odore strano, di medicine mi assale il naso, l’arredo è misero ma comunque, un merletto, un vaso da fiori e un arazzo al muro, denotano un tocco femminile.
Ritorna come trafelata, nonostante sia stata solo nella stanza accanto, le chiedo un poco d’acqua, il caldo è soffocante, premurosa mi serve un bicchiere riempito da una brocca in cucina.
Quegli occhi tristi, mi tengono ancorato alla sedia, bevo a piccoli sorsi, noto il suo disagio sempre più presente, preoccupato le chiedo se stà male o cosa.

Mi scusi, ma ho mio figlio a letto è malato, da anni ormai, di una malattia incurabile e che giorno dopo giorno, lo rende sempre più infermo, inoltre, si rende conto della sua infermità crescente.
E’ una tortura per lui, io cerco di consolarlo ma la sua disgrazia ha distrutto anche me, non resisto a tanto strazio.
Non so perchè le dico queste cose, lei è un’estraneo, o forse lo so, non parlo con nessuno, gli amici di un tempo, piano piano si sono allontanati, capisco, hanno i loro problemi, che sono già tanti.

La scena che ho davanti, mi rende gli occhi lucidi, il suo pianto sommesso mi induce ad abbracciarla ed aspettare che le sue lacrime, smettano di scendere.
Ci vuole un pò di tempo perchè si calmi, dopo un pò allenta il mio abbraccio e con il viso rigato dalle lacrime mi ringrazia e si scusa del suo sfogo, regalandomi un sorriso di ringraziamento.
Il figlio la chiama, corre da lui,io non posso fare altro che andarmene in silenzio al piano di sopra con l’animo pesante per il ricordo delle sue parole. Cenare? Non nè ho voglia, ho pranzato a Durazzo vicino al porto e per adesso mi basta, mangerò più tardi.
Lascio l’auto nel parcheggio, chiamo un taxi, più rapido e sicuro, anche perchè chiederò all’autista, dove posso passare una serata allegra.
Arriva il Taxi e chiedo di portarmi verso il centro della città.
La Moschea è illuminata in modo splendido, con un intreccio di colori mozzafiato, il taxista è loquace e mi ha indicato alcune soluzioni, per passare una buona serata di scacciapensieri.
Scelgo il consiglio di assistere al ballo folcloristico che viene rappresentato al teatro all’aperto, l’arena è stracolma
Musiche e rappresentazioni di danza magistrali i ballerini in costumi tradizionali , fanno sfoggio della loro bravura acrobatica e di forza, le ragazze che solo la grazia di un corpo femminile può avere rappresentano ninfe e fiori in un giardino immaginario, il tutto ruotante sul tema eterno, dell’amore e della famiglia, i battimani sono fragorosi, io non sono da meno e seguo volentieri l’entusiasmo del pubblico.
Lo spettacolo è finito la gente sciama per le vie di Tirana, accanto a me una giovane donna è visibilmente emozionata, nella ressa per uscire ne approfitto per dirle che è stato un bello spettacolo.
Sentendo la mia inflessione italiana nel parlarle, mi chiede:

Lei è italiano! Lo sà che si è esibita anche mia figlia? Era sul palco insieme alle altre è stata brava, sono stati anni di sacrifici, ed ora nè coglie i frutti

Le chiedo quanti anni ha, mi guarda sorpresa e interrogativa, scusandomi le preciso che volevo sapere l’età di sua figlia e non quella di lei.
Una risata allegra e poi mi chiede, se ho tempo per sentire la sua storia, mentre aspetta sua figlia che esca dai camerini.
Non chiedo di meglio e la invito a sedersi al tavolo del bar vicino al teatro. Ordiniamo un analcolico ed essa comincia a raccontarmi:

Mia figlia è giovanissima, ha appena 14 anni, siamo tornate dall’Italia 9 anni fà a casa di mia madre e dei miei cinque fratelli più piccoli di me.
La vita inizialmente era dura, ma poi i miei fratelli crescendo, si sono dati da fare, tre di loro hanno trovato da lavorare in Albania, gli altri due sono emigrati in Italia.
Mia figlia è cresciuta bene in salute e 7 anni fà ha cominciato ad andare a scuola di ballo presso un’anziana maestra.
La sua bravura dopo qualche anno è stata notata da una compagnia di ballo folcloristico della città e dal quel momento, ha potuto mostrare al pubblico le sue doti innate di ballerina.
La sua vita è appena sbocciata e avrà tutta la vita per ottenere ciò che merita.

Le chiedo di suo marito e di suo padre, un ombra le passa sul viso, corrugando la fronte:

Mio padre ci ha lasciato che eravamo piccoli, un malattia fulminante ce lo ha tolto, il marito non l’ho mai avuto, mia figlia non sa chi è il padre… Si, sono stata rapita che avevo solo 14 anni, la stessa eta di mia figlia oggi, non stò a dirti cosa facevo in Italia ….. lo può immaginare.
Quando rimasi in cinta, volevano che abortissi….. fuggii e andai alla polizia. Fui rapita a Durazzo, ero con mia madre per aquistare, non ricordo cosa, fù un attimo, la sera stessa ero su un motoscafo, il resto lo sai, per fortuna, non so come, ma dissi ai rapitori un falso nome e che abitavo in un altra città e non in un piccolo paesino sulle montagne dell’interno albanese.
Questo a fatto si, che potessi tornare a casa, sapendo che non potevano ritrovarmi, ma ora tutto è passato e mia figlia è il tesoro che il Signore mi ha donato

Ammiro la sua fiducia nel domani, suo e di tutta la sua famiglia.
La sua gioia esplode quando una creatura femminile, sbucata dal nulla, le si abbraccia al collo.
Me nè vado senza salutare, non voglio interrompere quell’abbraccio d’amore fra madre e figlia.
Fà ancora molto caldo, nonostante sia mezzanotte, nel mio appartamento ho notato un ventilatore non vedo l’ora di addormentarmi a quella ventilazione, seppur forzata.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 26 GIUGNO)


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martedì

24 GIUGNO Martedì Diario




24 giugno = Martedì ( City Saranda - Maps )

Lascio alle mie spalle la romantica Saranda e mi dirigo a nord.

Km 35 Borsh = km 40 Dhermi = km 54 Vlore (Valona) = km 39 arrivo a Fier
( tot km 168 )

Fier = abitanti 200.000

Arrivo piuttosto tardi, durante il tragitto mi sono fermato ad Apollonia, famoso centro archeologico, circondato da vecchie mura, sono state riportate alla luce nell’ultimo dopoguerra, insieme al monumento di Aganothetes, la biblioteca e il teatro, sono da ammirare, vecchie chiese in stile Bizantino, c’è ancora molto da riportare alla luce, ci riveleranno nuove meraviglie antiche. Fier, questa città è il più importante centro industriale dell’Albania, non è un gran belvedere, ma come tappa di transito ho poco da scegliere.
Di hotel ce nè sono diversi e i prezzi sono bassi, scelgo quello che mi appare più famigliare. Non ho sbagliato, l’ambiente è accogliente, alla reception una giovane ragazza mi accoglie con un sorriso di cortesia.
Mi accompagna un anziano fattorino, che brontolando frà se e se, prende la mia borsa e mi conduce alla mia camera.
Per cenare mi sono fatto consigliare dalla hostess dell’hotel, il consiglio è ottimo, mangio una bistecca simile alla famosa Fiorentina, mia prediletta pietanza.
Esco per passare il dopocena in qualche posto in cui ci sia movimento.
Città quasi deserta, qualche macchina che sfeccia veloce e sparisce nel nulla, pochi passanti, un bar aperto mi fà desistere dal cercare o anche solo chiedere informazioni su locali di divertimento.
Qualche avventore seduto hai piccoli tavoli, un corpulento oste, che sembra uscito da un libro di pirati mi chiede cosa desideri.
Non mi sembra sia il caso di chiedere” un bicchiere di latte: " una grappa, grazie” , ma l’apparenza inganna, come spesso mi capita, al momento che capisce che sono italiano, si complimenta del successo hai mondiali della nostra squadra, dicendomi che lui tifava per noi.
Io non m’intendo di calcio nè mi interessa, faccio buon viso e mi sorbisco mezz’ora di tecnica di difesa, elenco di giocatori, strategie, a zona, 4-3-4 ecc. Un anziano cliente, avrà oltre gli 80 anni, si intromette e offrendomi da bere mi fa accomodare al suo tavolo:

Vedi figliolo? Abbiamo avuto 50anni di dittatura e solo da pochi anni possiamo decidere, da soli cosa dire, pensare e fare.
Eppure, parliamo solo di donne, calcio, auto e corna, io non vedrò il momento in cui questo Paese, avrà accolto, tutte le cose positive e negative del vostro, ma spero, che le generazioni future, dei miei concittadini, siano più interessati a far funzionare la cosa pubblica.
I 50anni di chiusura al mondo, a cresciuto generazioni di uomini e donne, succubi, o alla miglior delle ipotesi ignoranti, di tutto ciò che è cultura.
Nel momento cui migliaia di giovani hanno trovato le porte del loro mondo spalancate, sono fuggiti a decine di migliaia, verso quello che credevano fosse l’Eldorado.
Molti di loro, non avendo nessuna cognizione del vivere civile, essendo stati sotto il giogo della paura, e repressione e non ultima la miseria, si sono dati alla ricerca, del tutto e subito, cadendo nella rete della criminalità.
La grande maggioranza però, a cercato onestamente di trovare un lavoro qualsiasi, che li aiutasse a formarsi un futuro, con tutti i sogni, uguali a quelli degli uomini di tutto il mondo.

Mi dice di avere 96 anni, cosa incredibile vista la sua lucidità.
Ha parlato con il cuore e saggiamente, io ritengo giusto ciò che pensa, non sò quanti di voi siano d’accordo, questo verrò a saperlo presto.
Il giaciglio mi aspetta e come disse una famosa attrice “domani è un’altro giorno”.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 25 GIUGNO)

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lunedì

23 GIUGNO Lunedì Diario




23 Giugno = Lunedì ( City Konitza - Maps )

Il dado è tratto, si parte direzione ovest.

Km 30 deviazione per il confine = km 28 Ktismata confine con l’

ALBANIA= ( Dogana) Paese Extracomunitario

Km 10 Jergucat = km 36 arrivo a Saranda ( tot km 104 )

Saranda = (Sarandè) abitanti 14.000

Sono arrivato in Albania, il Paese, dei bunker, degli emigranti che arrivarono per primi, in gran numero, nella nostra Patria, degli scafisti, delle ragazzine rapite e gettate sui marciapiedi, ma è anche quello di uomini che hanno lavorato e stanno lavorando sodo, per costruirsi un futuro, un popolo che ha tradizioni antiche, uomini che si sono integrati benissimo e bene accetti da molti italiani. Diversi di loro hanno sposato le nostre donne e le loro donne hanno sposato giovani italiani..
Solo chi non conosce, ho non vuol conoscere, il destino dei nostri emigranti del secolo scorso, può chiudere gli occhi e diffidare di tutti gli emigranti.
Molto si è detto di questo popolo, specie in male, eppure gli albanesi amano il nostro Paese.
In tutta l'Albania c’è qualcosa che ci ricorda, gli stessi vecchi abitanti ricordano ancora, sia le cose brutte, come l'invasione del nostro esercito negli anni 30, ma soprattutto ricordano il bene, la nostra umanità, le strade costruite a quel tempo, per molti di loro fù persino una liberazione.
Negli anni della dittatura di Enver Hoxha , gli albanesi erano tutti sintonizzati sulle reti tv dell’Italia, siamo stati visti, come l’eldorado, la libertà, la democrazia. Giusta o sbagliata che sia questa superficiale analisi, rimane il fatto che gli italiani sono bene accolti in questa terra.
Arrivare a Saranda è arrivare in una delle zone intrise di storia antica come tanti altri Paesi del mediterraneo, rinomata la sua area archeologica, con i resti della Sinagoga e dei mosaici sui pavimenti.
Negli ultimi anni è diventata una località turistica conosciuta e apprezzata, All’ufficio turistico mi consegnano un deplian con la pubblicità di un hotel, mi fermerò solo questa notte, per cui, non faccio il pignolo, sapete bene che non voglio spendere troppo, accetto il consiglio, l’hotel da direttamente sulla passeggiata a mare, il che mi fà piacere.
Più che un albergo, mi sembra una pensione della costa riminese è estate ormai e molti gitanti, sono già hai nastri di partenza, per venire ad abbronzarsi al sole, sulla sabbia finissima di Saranda.
Mantre salgo le scale, una valanga di bambini vocianti, scendono a capocollo giù per le scale, riesco a malapena a non esserne travolto, le mamme gridano ai loro figli di fermarsi, insomma è il caos.
E’ normale visto il periodo dell’anno, le scuole sono chiuse da poco e i bambini sono i primi ad approfittare della bella stagione.
Ma per fortuna Saranda offre anche pace e tranquillità, sia per le passeggiate nei dintorni, romantiche e solitarie, sia per i rilevamenti archeologici della vicina Butrinti, con il suo magnifico teatro Greco, dove tutti gli anni, in Luglio si svolge il Festival Internazionale di Teatro.
In viaggio, per arrivare fino a quì, mi sono fermato per strada a mangiare solo uno spuntino e adesso la fame si fà sentire.
Esco dall’hotel e lungo la passeggiata noto alcuni ristoranti, non ho che l’imabarazzo della scelta, scelgo quello che mi sembra più alla mano ed ho fatto la scelta giusta, cucina locale, mi siedo e dico al cameriere che mi fido dei suoi gusti, porti pure quello che ritiene sia la cosa migliore, per un carnivoro come me.
Mangio come un'uomo digiuno da una settimana, Shtridhelat: tagliatelle con ceci e fagioli, il Perzie di Mishesh Arbesh: misto di carne di capretto, agnello e pancetta di maiale, le Saucice: salsicce, il Djathe: pecorino e per finire, il Kasolle Me Gjize: involtino pieno di ricotta innaffiato il tutto, con ottimo vino Albanese.
Mi merito un buon caffè, con la pancia gonfia dal troppo cibo, mi siedo al bar prospicente il mare.
Non c’è affollamento lungo la passeggiata, qualche famigliola con i bambini sporchi di gelato in viso, coppiette, forse in viaggio di nozze, alcune turiste più o meno succinte , l’estate invita le signore e signorine ha scoprire, tutto quello che non avrebbero mai scoperto durante l’inverno e non certo per il freddo.
Passano due altissime ragazze, con i capelli biondo platino, non certo da definire “mediterranee”, alcuni presunti latin lover, le seguono, commentando le fattezze di queste splendide donne, tentano l’approccio, prima uno poi l’altro, niente da fare, sembrano infastidite, ma ecco giungere due fustacchioni locali, che prendono sottobraccio le due walkirie, le accompagnano lungo le stradine di Saranda, che sicuramente portano a panorami romantici e coinvolgenti.
A domani miei cari lettori, si è fatto tardi.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 24 GIUGNO)


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domenica

22 GIUGNO Domenica Diario




22 Giugno = Domenica ( City Kozani - Maps )

Mi svglio presto, nè approfitto per visitare la chiesa dove ho incontrato il prete del giorno prima.
Avvicinandomi ad essa, sento canti liturgici provenire dal suo interno, è in atto la messa, l’impatto con l’interno da un senso d’armonia e di bellezza austere, il Pope, con indosso una specie di mantello color oro e argento, ufficia la messa, vedo il bacio delle icone, l’accensione e lo spegnimento delle candele, la piccola processione vicino all’altare, il tutto con trasporto e molta partecipazione dei fedeli e con canti continui, per tutta la durata della cerimonia.
Finita la messa, esco dalla chiesa per andarmene, quando mi sento chiamare, è il prete che vuole salutarmi, mi ringrazia della mia partecipazione alla funzione che ha tenuto poco fà e salutandomi mi augura che Dio mi assista.
Non immagina che la mia partecipazione è stata solo per interesse culturale, ma non volevo deluderlo, il mio agnosticismo ormai è consolidato, questo non mi impedisce di interessarmi è conoscere, le varie culture religiose esistenti al mondo.
Saluto i proprietari della locanda e volgo la mia auto e il mio pensiero alla prossima fermata.

Km 48 Neapoli = km 38 Pentalofos = km 73 arrivo a Konitsa
( tot km 159)

Konitsa = abitanti 6.225

Per fortuna sono partito presto da Kozani, il percorso stradale, causa un rallentamento notevole della velocità, entusiasmante da fare in motocicletta i panorami sono fantastici.
Si attraversono gole e montagne a mezza costa, il fondo stradale non è ottimo ma basta fare un poco d’attenzione. Mi sono fermato a Neapolis per mangiare qualcosa, poi sono ripartito per questa strada fantastica, non consigliabile per chi soffre il mal d’auto.
Arrivo nel tardo pomeriggio, case sparse lungo le pendici fino a valle, so che da queste parti esiste un famoso e antico ponte ad arco, situato all’entrata del parco nazionale Aoos.
Trovo un albergo, il prezzo è contenuto ed ho anche la possibiltà di cenarci. Il portiere, affabile come la maggior parte dei greci, mi aiuta a portare la borsa in camera, chiudo la porta e mi stendo sulle fresche lenzuola.
Il tragitto per arrivare quà è stato molto duro, comunque il caldo è stato sopportabile, avendo, per fortuna, l’aria condizionata in auto e inoltre l’altitudine a mezza costa della strada, ha mitigato il calore.
All’ora di cena, riesco ad alzarmi dall’accogliente letto.
Mangio come sempre in questo Paese, benissimo, dopo cena l’immancabile caffè e scambio due parole col cameriere.
Vengo a sapere che questo piccolo paese è un punto di partenza per gli escursionisti di parapendio e escursioni in canoa del vicino fiume Aoos. Certamente locali per passare una notte di follie in questo sperduto villaggio non ce ne sono.
Seduto su di una sdraio di vimini osservo la cresta dei monti che mi circondano, immerso nel buio della valle vedo il chiarore della luce del sole che piano piano lascia spazio alla notte.
Il silenzio rotto solo dal canto dei grilli mi riappacifica con me stesso, godo della pace di questi luoghi o forse sono solo i pensieri e i ricordi di questo viaggio che pungono i miei occhi e che aggiungono una serena malinconia al mio cuore.
Penso a questa storica Nazione e a tutta la sua storia antica e recente, a quanto ha insegnato al mondo intero. Quì è nata l'idea di democrazia eppure è stato l'ultimo Paese occidentale europeo prima della caduta del muro di Berlino ad essere retto da una tirannide, decaduta nel 1974.
Un Paese che per secoli è stato in lotta con la confinante Turchia, l'ultima diatriba il conflitto per la supremazia su Cipro, che fù il colpo finale per la fine della dittatura della giunta dei colonnelli greci. Oggi per fortuna la divisione dell'isola è in fase di soluzione spero rimanga presto solo un ricordo.
Vado a dormire domani è il giorno dell’entrata in Albania, il passaggio del confine comporta sempre un poco d’apprensione.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO23 GIUGNO)


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sabato

21 GIUGNO Sabato Diario




21 Giugno = Sabato ( City Salonicco - Maps )


Sono le una di notte, il giorno del mio compleanno, 63 per l’esattezza, è notte fonda, sarà l’eccitazione o il troppo bere, ma sono ancora sveglio, un vecchio mi parla della sua amata Grecia:

Non siamo stati sempre felici come stasera, vi sono stati anni bui, in cui esprimere le proprie opinioni era un suicidio.
Tu mi hai detto che sei passato di quà al tempo della dittatura dei Colonnelli,conosci niente di quel periodo infausto del mio Paese?

Certo che lo conosco, anche se tardivamente, ad esempio conosco la storia di Alekos Panagoulis, uomo di gran carattere ed eroe della Grecia democratica.
Il libro di Oriana FallaciUn Uomo”lo descrive molto bene.
Sulla tomba di Oriana Fallaci presso il cimitero evangelico di Firenze, c’è una piccola lastra di granito in ricordo del suo amato Alekos Panagulis.
Ci sono stato l’ 8 Marzo per la festa delle donne a renderle omaggio, come il giorno del suo funerale in cui poche decine di persone erano presenti alla sua sepoltura."

Il vecchio rugoso Greco, continua a raccontarmi:

Nel 1967 i Colonnelli presero il potere con un colpo di stato, migliaia di democratici furono imprigionati.
Fino al 1974 la Giunta restò al potere, ma la resistenza era continua da parte di molti Greci, persino il Re Costantino cerco di estrometterli dal potere, senza riuscirci.
In quegli anni tristi molti furono imprigionati, torturati, esiliati, altri, non sapremo mai quanti, furono uccisi.
Ma gli stessi errori degli uomini al potere, la pressione da parte di Stati democratici e di associazioni internazionali, fecero si che la Giunta dovette cedere il potere e ristabilire le libertà democratiche, non senza che, compisse l’ultimo colpo di coda nel Novembre 1973 con l’attacco al Politecnico di Atene, in cui gli studenti si erano barricati occupandola. Entrarono a notte fonda con i carri armati travolgendo cancelli e studenti, malmenarono decine e decine di studenti, causando ferite permanenti a molti di essi e in seguito al violento attacco, vi furono una ventina di morti civili, negli scontri che seguirono.

A quei tempi, il mio pensiero, era completamente fuori dal contesto sociale mondiale. Solo col passare degli anni, mi sono reso conto del periodo politico in cui ho vissuto nella mia gioventù e ne sento tutto il rammarico, per non essere stato presente, mentalmente e coscentemente di tutto ciò che accadeva nel mondo.
Ritengo che molti giovani d’oggi facciano lo stesso errore mio.

Se non ti interessi del mondo, il mondo sicuramente s’interessa a te”.
“ se non controlli chi ti governa, sarà chi ti governa a controllare te.

Le luci dell’alba illuminano le cime dei palazzi più alti, la stanchezza avanza inesorabile, quasi ad occhi chiusi, torno nella mia camera, mi sdraio sul letto vestito e cado nel mondo dei sogni.
Mi sveglia il suono di un clacson conosciuto, lo riconosco, salto giù dal letto sul quale ricado pesantemente, mi gira la testa, ieri sera è stata una meraviglia, ma il troppo bere mi ha distrutto,
Mi trascino stancamente alla finestra, ma riprendo vigore all’istante, quando vedo il mio amico taxista, al di fuori della mia auto con la portiera aperta, che sorridente mi mostra il mio mezzo di locomozione.
Scendo velocemente in strada, mi dice che è stata riparata lavorandoci notte e giorno, aveva telefonato la mattina e avendogli detto che era pronta è andato a ritirarla senza neppure avvertirmi, dato che io ero nel mondo dei sogni.
Esprimo subito il mio pensiero, che devo ripartire, seppur a malinquore. La moglie sull’uscio di casa mi impone però, prima di andarmene, di festeggiare il mio compleanno con tutta la sua famiglia, prima di ripartire. Festeggiamo con la Karidopitta, torta alle noci e Kerassopitta, torta di ciliege, squisite. E’ l’ora di scappare, prendo da parte il taxista e chiedo la spesa della riparazione dell’auto, più il costo per la permanenza presso la sua casa, mi si rivolge all’apparenza offeso:

L’ospitalità è sacra in questo paese, specie nella mia famiglia, pagami solo le spesa della riparazione della macchina e vai con Dio

Sono le 16, dovrei arrivare presto alla prossima tappa, per fortuna, quasi tutto il percorso è su autostrada.

Km 33 Bivio per l’autostrada = km 100 arrivo a Kozani - ( tot km 130 )

Kozani = abitanti 47.500

La cittadina è posta ad un’altitudine di 700 mt circa, il paesaggio caratteristico greco mi accoglie,
Ho fatto presto ad arrivare, ho tempo di vedere una chiesa, con icone e affreschi degni di nota, subito dopo cerco l’alloggio.
Entro in una bottega di vini e chiedo informazioni al riguardo.
L’oste mi informa che c’è una piccola locanda, dietro una chiesa vicina, mi avvio nella direzione indicata, l’indicazione non sembra esatta o io non ho capito bene.
Un prete ortodosso vedendomi girare a caso, mi chiede cosa cerchi, gli spiego la situazione, si propone di accompagnarmi, il che mi fà piacere. Nel camminare mi descrive le bellezze del posto e la sua storia. In poco tempo arrivo a destinazione, la locanda è un chicca, una villetta in mezzo ad ulivi con erba e fiori che sembrano dipinti, i proprietari sono gentili e mi assegnano una camera, mi precede una giovane ragazza con i capelli lunghi e neri, apre la porta e mi consegna la chiave.
Questa per me, sarà una tappa veloce, sono ancora stanco della sera prima, inoltre non c’è molto da vedere in questa città o forse semplicemente non ho voglia di uscire dalla locanda. Comunque molta gente per strada più che altro giovani che passeggiano al suono di musica moderna diffusa da qualche locale vicino, la curiosità mi invita a vedere di che locale si tratta. Si tratta di una discoteca piena di giovani che si divertono al suono di musica Rap, troppa confusione per me, torno in strada e mi avvio verso il mio alloggio.
Ceno in una saletta della locanda insieme ad altri clienti, frà i quali un paio di anziani tedeschi e una famiglia di francesi.
Ascolto distrattamente i loro discorsi, li sento discutere su come questa incantevole terra di Grecia possa essere stata calpestata dagli eserciti tedesci e italiani durante la 2° Guerra Mondiale
Non ho voglia di attaccar bottone e dopo un buon caffè alla turca e un bicchiere di ouzo, me nè torno nella mia camera a riordinare le idée.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 22 GIUGNO)

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