domenica

1 GIUGNO Domenica Diario




1 Giugno = Domenica = ( Zhitomir City - Maps )

Mi sono alzato presto, oggi dovrò percorrere altri 200 km circa per arrivare alla mia prossima meta.
Faccio un’abbondante colazione, benzina, appoggio la mappa sul sedile e parto.

Km 100 Brody = km 109 arrivo a Lvov - Maps - ( tot km 209 )

Lvov _ ( Leopoli ) =abitanti 830.000

E’ una delle poche città che non subirono la devastazione, toccata a moltissime altre città e paesi dell’area, durante l’ultima Guerra, ciò a dato modo alla città di conservare, quasi integra, la sua storica e antica architettura
Si possono ammirare: la piazza dove sorge il Palazzo del Municipio, posto al centro di una corolla di palazzi del XVI e XVIII secolo, la Cattedrale Cattolica Romana del XIV secolo, inoltre si trova la più antica farmacia di lvov del 1735.
Vicinissimo alla città il Museo di Architettura e Vita Popolare, dove su un a vasta area, si possono ammirare: fattorie, mulini a vento, fucine, chiese, e molto altro ancora.
Si è veramente un bella città, tranquilla e piacevole, potrei dire una tranquilla cittadina italiana. Le sue strade e piazze sono tenute bene e la gente che incontro, danno una sensazione di benessere migliore di altri luoghi dell’Ucraina.
Questa è la zona a ovest del territorio, che ha un forte e radicato sentimento nazionalistico, i residenti sono nella quasi totalità di lingua ucraina, la lingua russa è in forte minoranza in questa parte del Paese. L'azione criminale stalinista compiuta negli anni 30 nei confronti della popolazione ucraina, specie in questa località, a reso fortemente invisi i residenti russi alla popolazione autoctona. La storia non si cancella.
Giusto non dimenticare ma continuando a coltivare gli antichi rancori non si migliora noi stessi ne si contribuisce a far crescere una vera democrazia fatta essenzialmente di tolleranza e cooperazione fra le diverse etnie consolidate nei decenni sul territorio e di cui gli attuali residenti non hanno responsabiltà alcuna. Il nazionalismo sia territoriale che etnico è accettabile solo in senso sportivo e culturale ma non in senso razzista o di odiosi rancori specie verso coloro che come unica colpa hanno una diversa provenienza etnica.
Le responsabilità di malefatte ed errori sia passati che attuali devono ricadere su coloro che hanno avuto e hanno responsabilità governative e non sui comuni cittadini che molto spesso subiscono decisioni che loro stessi non hanno approvato. La stragrande maggioranza dei cittadini di uno Stato non conosce i disegni sociali di chi li governa essi si affidano a coloro che si propongono come rappresentanti di governo esclusivamente dalla forza delle loro parole e dall'immagine che trasmettono di se e non dai loro programmi. Quando si accorgono dei loro progetti e azioni molto spesso è già troppo tardi e il danno fatto ad un intero popolo è enorme.
Occorrono decenni e nuove generazioni a che si attenuino gli odi e i rancori tra le diverse estrazioni sociali, etniche, religiose ecc.
Oggi nei Paesi democratici i nuovi dittatori usano altri metodi molto più sobdoli occorrerebbe un libro intero per dimostrarlo ma basta un poco di attenzione a come agiscono i vari rappresentanti dei popoli per capirlo da noi stessi.
Mi accingo a recarmi ad un centro informazioni per trovare alloggio, quando, fermandomi presso un’edicola, un poliziotto mi intima di risalire in auto e andarmene perchè sono in divieto di sosta.
So che è inutile discutere, anzi è meglio che lo faccia e anche piuttosto veloce
mente, altrimenti non vorrei che ci ripensasse e che mi appioppi una multa. Parcheggio l’auto in un parcheggio e torno sui miei passi.
L’edicolante ha visto il fatto e sorridendo, mi chiede se anche nel mio Paese, i poliziotti sono così intransigenti.
Gli rispondo che molto dipende da quanta possibilità hanno di interessarsi di queste piccole trasgressioni, dato il traffico caotico delle nostre città. Nel mentre stiamo parlando, un uomo su furgone accosta al marciapiede e raccomandandosi all’edicolante, se disgraziatamente intervenissse un poliziotto di avvertirlo, entra velocemente in un bar accanto, tenendo sulla spalla una cesta di bibite.
Il giornalaio ha un’idea riguardo alla mia ricerca di alloggio, ferma il giovane quando stà per ripartire con il furgone e lo informa della mia bisogna.
Quando gli dico che sono italiano, mi abbraccia in modo caloroso e invitandomi, senza darmi il tempo di riflettere, a salire sul camioncino.
Lo seguo inebetito, pensando all’auto lasciata al parcheggio.
Parte a razzo, parla velocemente che quasi non lo capisco ma riassumo quanto mi dice:

Sono un ucraino ma di estrazione russa, mia madre è in Italia, fà come tante delle nostre donne emigrate la badante, se non ci fosse lei, per me sarebbe una situazione difficile mantenere mia moglie e i miei due bambini con dignità in questo Paese.
Ci sentiamo spessissimo per telefono, mi aiuta, sia finanziariamente che moralmente, dandomi la possibilità di potermi procurare i mezzi per poter intraprendere una attività lavorativa, che possa migliorare le condizioni sociali di tutta la famiglia.

Con le sue rimesse finanziarie, oltre ad aiutarmi è riuscita ad aquistare un piccolo appartamento ma che per lei è “il suo Castello”, il luogo dove, riaquisterà la sua libertà, quando non avrà più la necessità o la forza di lavorare.
Sono 7 anni che non la vedo è ancora clandestina, ma spero che quest’anno possa venire in possesso del tanto sospirato permesso di soggiorno in Italia, per poter liberamente venire a trovarci e abbracciare per la prima volta la più piccola dei miei figli, atto che ancora, non ha avuto la possibilità di compiere.

Come spesso mi capita, non riesco a dire nulla di più che “ capisco “ ,ma non è vero. Come posso io capire, di come si possa sentire una madre sola e lontana dai suoi affetti più cari? No, non lo so!
Il giovane non intende ragioni, nonostante declini l’offerta che mi fà, di essere suo ospite, facendosi serio e quasi offeso, mi costringe ad accettare. La sua casa è arredata e tenuta benissimo, con tutto il minimo necessario, vedo tanti balocchi inviati dalla nonna, mi presenta sua moglie i suoi due figli, un bambino di 8 anni e la bambina di 3.
Sono dolcissimi, con occhi vivaci e curiosi., mi guardano come se fossi un alieno, ma senza timori, anzi chiedendomi notizie di me e cosa faccio nel loro Paese.
Raccolti accanto a me sul divano ascoltano il mio progetto di viaggio, incantati ma con continue interruzioni per domande su quanto racconto. Hanno una stanza arredata esclusivamente per la madre del giovane, me la offrono per la notte, accetto volentieri, so che è un loro desiderio avermi ospite almeno per una notte.
E’ dalla mattina che non mangio è inevitabile che mi invitino a rimanere a cena.
La tavola viene imbandita come se fosse giorno di festa: tovaglia ricamata con motivi floreali di mille colori, piatti contornati da fili color oro, bicchieri e posate scaturite da un cassetto ancora con l’incarto integro, sono trattato in modo esemplare tanto che mi imbarazza tutto questo riguardo nei miei confronti.
La cena si svolge serenamente e gustando i cibi con piacevole voluttà, i bambini sono già da un bel pezzo a letto, io e i due sposi chiaccheriamo fino a tardi.
Il momento dell’abbassarsi delle palpebre mi avverte che è l’ora del riposo, ci diamo la buonanotte e mi distendo in quel morbido letto che un domani accoglierà il delicato corpo di una forte donna Russa.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 2 GIUGNO)


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