sabato

14 GIUGNO Sabato Diario




14 Giugno = Sabato ( City Plovdiv - Maps )

Mi sveglio che il sole è gia alto, nonostante siano solo le 7, faccio colazione presso un negozietto che prepara panini, con specialità locali e il solito caffè turco, che sinceramente pur essendo italiano a me piace.
Molto altro, come sempre nelle città che visito, ci sarebbe da vedere, ma è l’ora che riprenda il mio peregrinare, per queste strade sconosciute e ancora più sconosciute, le genti che incontrerò. La strada si preannuncia velocissima, l’autostrada mi porterà presto a Sofia.

Km 139 arrivo a Sofia - ( tot. kn 139 )

Sofia = capitale della Bulgaria = abitanti 1.100.000

A Sofia ci sono stato nel 1969, nel mio tuor, che vi ho già descritto.
Sostammo il tempo ci cercare un posto dove poter aquistare un paio di cartoline.
Proprio a causa della fermata per l’aquisto di queste benedette immagini di Sofia, corremmo il rischio di essere portati presso la stazione di polizia, successe il seguente fatto: parcheggiammo le auto in una piazza grandissima, non so quale, perchè non ne avemmo il tempo, ne la voglia di saperlo, nessun altra macchina parcheggiata nelle vicinanze, ma non ci facemmo caso.
Andammo al centro della piazza, dove un chiosco di giornali, avrebbe dovuto avere, immaginavamo delle cartoline, ne erano sprovvisti.
Il tempo di attraversare la strada quando il mio compagno di viaggio, che era rimasto vicino alle auto, si mise a strillare, chiamandomi e dicendomi di riattraversare la strada subito.
Un poliziotto, a dir poco, enorme, due metri d’altezza per almeno 150 kg, mi aspettava impaziente e con fare minaccioso, comincio a strillare, chiedendo, non so che cosa.
Non capivano ciò che diceva, non sapendo la lingua bulgara, ma più tiravamo fuori dall’auto e dal portafogli i documenti, più si arrabbiava, questo durò alcuni minuti, alla fine il mio amico capì che dovevamo pagare la multa, non so per cosa sinceramente, pagammo in fretta, anche perchè quello sbraitava sempre di più e ancor più minaccioso.
Tanto minaccioso che pagata la multa, tirò fuori la pistola e minacciandoci ci impose di andarcene all’istante. Buttai i documenti in macchina, salimmo tutti e scappammo da Sofia.
Ci fermemmo al confine con la Romania alle una di notte e tirammo un sospiro di sollievo. Fifone?
Provate voi a trovarvi un simile energumeno in un paese straniero e per giunta in quegli anni bui di dittatura "comunista" che di comunismo non aveva che il nome, la cui interpretazione falsata a distrutto i sogni di milioni di idealisti.
Se penso a quanti hanno dato la vita per un giusto ideale sociale, come ad esempio Ernesto Che Guevara del quale oggi ricorre l'ottantesimo anno della sua nascita mi vengono i brividi.
Oggi tutto è cambiato la gente sorride per strada, gli uomini li vedo più sereni, le donne, più attraenti e a passo svelto, camminano senza timori per le vie di Sofia
Cerco un ufficio turistico, nel quale mi indicano un buon albergo, che non è caro. È dall’altra parte della città, nel recarmi all’indirizzo osservo i monumenti che incontro.
Passo da una piazza che adesso riconosco è piazza Batemberg, (ex 9 Settembre) è la piazza in cui accadde il fatto descitto sopra.
Ai tempi del regime era al centro della zona pedonale, ecco il perchè della multa, era la sede dove si tenevano le manifestazioni di regime.
Oggi auto di tutte le cilindrate sfrecciano veloci incuranti della velocità ed educazione stradale.
Giungo in albergo, un facchino mi obbliga a lasciarli portare il mio borsone da viaggio, al bancone una mora con capelli lunghi e neri, ombrati di un blù intenso, che le giungano ai fianchi, mi accoglie con un sorriso, mostrando i denti belli e bianchissimi.
Rapiscono la mia attenzione i suoi occhi, truccati in modo sapiente, le porgo i documenti e mostra di apprezzare, di avere un italiano come ospite, porge le chiavi al facchino, che come di consueto, al momento che entrerò in camera, dovrò allungargli un Euro di mancia. E’ l’ora, già tarda, per pranzare, di fronte all’albergo un self service mi aiuterà a scordare la “confusione” che regna nel mio stomaco.
Mangio qualcosa di internazionale, riso e una specie di braciola, il tutto condito non so con cosa.
Torno verso l’albergo e mi fermo su una panchina che è all’ombra di un albero che non ha mai visto la potatura.
Il facchino è davanti all’albergo, aspettando i clienti in arrivo, lo invito a sedersi un attimo e fumarsi la sigaretta che gli offro.
Gli chiedo del suo lavoro e dell’autmosfera che si respira in questa città:

Negli anni passati abbiamo passato momenti di puro terrore.
La delinguenza dilagava, per il possesso e controllo dei traffici illegali di tutti i tipi, il potere politico allo sfascio, le fabbriche chiudevano , la perdita del lavoro e la dissoluzione dell’assistenza sociale, ci portò allo sbando.
Molti emigrarono, Germania, Italia in tutta l’Europa, questo causò amarezze e dolori in seno alle famiglie, ma non potevamo fare altro,
Fù la nostra salvezza, le rimesse degli emigrati, consentirono, al primo impatto con la realtà che vivevamo in Bulgaria, l’unica fonte economica che potesse mitigare la disastrosa situazione in cui vivevamo.
Adesso i vari potenti di turno, si sono spartiti i poteri, economico , politico e dell'c le cose speriamo si evolvano positivamente.
Questo non significa che abbiamo un boom economico in atto, o più democrazia, ma almeno abbiamo un minimo di speranza nel futuro.
Il welfar come lo chiamate voi, da noi è ancora lontanissimo dai vostri standard e ci vorranno decine di anni per eguagliarvi.
Il turismo per fortuna, viaggia a gonfie vele e la valuta pregiata, gonfia le casse del nostro ministero del tesoro.
Ma quanto di questo capitale viene usato per migliorare la vita del popolo? Poco te l’assicuro. Lo sappiamo però che sostenere uno Stato costa, spero solo che nel futuro, una nuova classe politica, sappia amministrare, almeno decentemente, le risorse di questo Paese.

Ho ascoltato lo sfogo di un uomo all’apparenza mite, che conosce bene le problematiche sociali in cui vive.
Gli auguro un futuro di vita onorevole e lascio la panchina per andarmene a visitare, da buon turista occidentale, le bellezze della città.
Non voglio andare in giro con l’auto, il traffico è caotico, meglio prendere gli autobus, che disperare nel cercare i parcheggi.
Scendo al centro di Sofia, mi carico di buona volontà e con le mie solide gambe inizio dalla Chiesa di Santa Sofia, il mio giro culturale.
Incontro poi il Monumento ai Liberatori, statua equestre raffigurante lo Zar Alessandro II, La Cattedrale di Alexander Nevsky, al centro della piazza Battenberg il Mausoleo di Georgi Dimitrov,
Continuando nel mio giro pomeridiano visito anche tre chiese: la Chiesa Ortodossa di Santa Nedelia, la Sinagoga Centrale e la Moschea di Banya Bashi.
Comincia ad essere tardi e per oggi ho visto abbastanza.
Niente cena, solo un tramezzino e un bicchiere di vino al bar.
Sofia ha molti locali per passare la notte a divertirsi, ma non vedo quell’autmosfera spensierata, di giovani migranti da un locale all’altro. Piuttosto vedo molti uomini dai 30 anni in su, che circolano per le strade, a piedi, su macchine di grossa cilindrata o su sfavillanti auto di lusso, poche ragazze a giro.
Quì la cultura è diversa e più legata a certi schemi arcaici, che non al nord est Europa.
I locali infatti, sono adattati a passatempi per uomini e i locali più freguentati, escluso qualche discoteca, sono Night o simili.
Entro in un night, direi piuttosto, tirato a forza da un inserviente fuori di essa.
Il locale è pieno di uomini di tutte l’età, la loro attenzione è concentrata sulla ragazza bionda, che si stà esibendo in una Lap Dance, sensuale e provocante, nonostante molti dei clienti, abbiano entreneuse accanto, i loro occhi e pensiero è tutto dedicato alla bellezza di questa eterea femmina nordica.
L’ambiente non è dei più eleganti ma le musiche orientaleggianti e nuove, sono, per la mia sensibilità musicale, fantastiche.
Diverse ragazze mi vengono accanto chiedendomi se desidero compagnia, a tutte rispondo che sono solo venuto a bere un bicchiere di cognac e godermi lo spettacolo. Non insistono e dopo un pò non sono più degno della loro attenzione.
Finita la sua esibizione, vedo la bellissima ragazza della Lap Dance, aggirarsi per i tavoli, diversi clienti cercano di invitarla ai loro tavoli ma lei neppure risponde, limitandosi a dire di no, col solo segno del capo.
Si appoggia al bancone del bar, la raggiunge un uomo, con una faccia che non augurerei a nessuno trovarsela di fronte in luoghi isolati, poche parole in un orecchio della ragazza e la vedo prontamente staccarsi dal bancone e sedersi accanto a me
Ripeto la solita tiritera detta alle altre, interrompendomi, e parlandomi in modo saudente, mi chiede di dove sono e come mai beva da solo.
Cerco di darle una spiegazione nel mio consueto modo educato e rispettoso, che è una mia naturale abitudine, mentre noto la brutta faccia che ci guarda in modo non certo rassicurante.
La ragazza sembra tranquillizzata e mi racconta il perchè del suo atteggiamento:

Vedi quell’uomo al bar? E’ il mio uomo, mi ha mandata lui da te, si era insospettito dal fatto, che non volevi le ragazze accanto a te.
Pensava tu fossi un poliziotto, voleva che ti facessi divertire, non c’è bisogno che ti spieghi il perchè.
Lui è un pezzo grosso dell’ambiente e mi ha proibito di dare confidenza ai clienti. In pratica sono sua soltanto o di chi dice lui.

Le chiedo, ingenuamente, se lo ama, altrimenti perchè stia con lui.

Credi sia facile per una come me, vivere in questo ambiente, senza una protezione? No, non lo amo, ma almeno stando con lui, sono protetta da insidie, violenze e pericoli di ogni sorta.
Questa è la mia vita, vengo da una situazione famigliare disastrosa, dove guerra, fame, freddo, mancanza di lavoro e violenze di ogni genere sono state all’ordine del giorno.
Ora devo lasciarti e riferire su di te, ma stai tranquillo, goditi la serata e divertiti , nessuno ti disturberà

Si allontana, sento un brivido di freddo lungo la schiena, penso a quante donne nel mondo, sopportino situazioni del genere e penso che lei è più fortunata di tante altre, ma solo, grazie alla sua bellezza.
E’ tardi, bella serata, ma che mi ha lasciato, un senso di amarezza in fondo al cuore.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 15 GIUGNO)


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