mercoledì

25 GIUGNO Mercoledì Diario




25 Giugno = Mercoledì ( City Fier - Maps )

Una cappa di smog aleggia a mezz’aria, il cielo è di un colore bianco sporco, sarà la calura aggiunta al preannunciarsi della pioggia, ma la definisco una giornata fastidiosa.
Non ho da passarvi le vacanze e neppure voglia di passeggiare, perdendo tempo in questa città. Allungo 5 euro al vecchio facchino, mando un bacio alla bella hostess e mi allontano per la strada che porta a Durazzo.

Km 31 Lushnje = km 18 Rrogozhine = km 38 Durazzo = km 39 arrivo a Tirana - ( tot km 126 )

Tirana = ( Tiranè ) Capitale dell’Albania = abitanti 1.000.000

Arrivandoci, attraverso il fiume Ishem. Tirana è forse la città la più viva e caotica che abbia incontrato in questo viaggio, le strade ingombre di ogni sorta di veicoli , dai vecchi camion diesel che sputano fumo, ai moderni Suv, da auto sportive, ad auto di rappresentanza lussuose.
Le opere di ricostruzione e di nuovi palazzi, riempiono l’orizzonte di alte gru. Molte strade e canali hanno cantieri aperti, causando un rumore piuttosto intenso e continuo.
Non è affato comunque una brutta città, anzi, passando per le sue strade ho visto, la Moschea Et'hem Bey e la Torre dell’Orologio che sorge in Piazza Skenderbeg.
Alla fine degli anni 90 l'Albania ha avuto il periodo peggiore per la sua stabilità economica e politica, adesso per fortuna il loro Paese si stà stabilizzando.
In un ufficio turistico, in cui mi sono imbattuto, sostando accanto alla Chiesa Cattolica di San Paolo, chiedo informazioni per una sistemazione, magari non troppo onerosa.
Mi consigliano un appartamento, non proprio in città ma alla sua periferia. Sottoscrivo l’accordo, sperando di non finire in mezzo a strade buie e brutti figuri.
L’alloggio si trova in una palazzina di due piani, suono al pianterreno dove devo ritirare le chiavi, mi apre una donna di circa 40/50anni non saprei dire, magra al limite dell’anoressia.
Mi osserva quasi impaurita,le dico che sono stato mandato dall’agenzia per ritirare le chiavi dell’appartamento affittato.
Non ha telefono per cui non è stata avvertita, comunque vedo che non ha nessun dubbio, mi fà accomodare nel suo appartamento, in attesa che trovi le chiavi.
L’interno è mal messo, un odore strano, di medicine mi assale il naso, l’arredo è misero ma comunque, un merletto, un vaso da fiori e un arazzo al muro, denotano un tocco femminile.
Ritorna come trafelata, nonostante sia stata solo nella stanza accanto, le chiedo un poco d’acqua, il caldo è soffocante, premurosa mi serve un bicchiere riempito da una brocca in cucina.
Quegli occhi tristi, mi tengono ancorato alla sedia, bevo a piccoli sorsi, noto il suo disagio sempre più presente, preoccupato le chiedo se stà male o cosa.

Mi scusi, ma ho mio figlio a letto è malato, da anni ormai, di una malattia incurabile e che giorno dopo giorno, lo rende sempre più infermo, inoltre, si rende conto della sua infermità crescente.
E’ una tortura per lui, io cerco di consolarlo ma la sua disgrazia ha distrutto anche me, non resisto a tanto strazio.
Non so perchè le dico queste cose, lei è un’estraneo, o forse lo so, non parlo con nessuno, gli amici di un tempo, piano piano si sono allontanati, capisco, hanno i loro problemi, che sono già tanti.

La scena che ho davanti, mi rende gli occhi lucidi, il suo pianto sommesso mi induce ad abbracciarla ed aspettare che le sue lacrime, smettano di scendere.
Ci vuole un pò di tempo perchè si calmi, dopo un pò allenta il mio abbraccio e con il viso rigato dalle lacrime mi ringrazia e si scusa del suo sfogo, regalandomi un sorriso di ringraziamento.
Il figlio la chiama, corre da lui,io non posso fare altro che andarmene in silenzio al piano di sopra con l’animo pesante per il ricordo delle sue parole. Cenare? Non nè ho voglia, ho pranzato a Durazzo vicino al porto e per adesso mi basta, mangerò più tardi.
Lascio l’auto nel parcheggio, chiamo un taxi, più rapido e sicuro, anche perchè chiederò all’autista, dove posso passare una serata allegra.
Arriva il Taxi e chiedo di portarmi verso il centro della città.
La Moschea è illuminata in modo splendido, con un intreccio di colori mozzafiato, il taxista è loquace e mi ha indicato alcune soluzioni, per passare una buona serata di scacciapensieri.
Scelgo il consiglio di assistere al ballo folcloristico che viene rappresentato al teatro all’aperto, l’arena è stracolma
Musiche e rappresentazioni di danza magistrali i ballerini in costumi tradizionali , fanno sfoggio della loro bravura acrobatica e di forza, le ragazze che solo la grazia di un corpo femminile può avere rappresentano ninfe e fiori in un giardino immaginario, il tutto ruotante sul tema eterno, dell’amore e della famiglia, i battimani sono fragorosi, io non sono da meno e seguo volentieri l’entusiasmo del pubblico.
Lo spettacolo è finito la gente sciama per le vie di Tirana, accanto a me una giovane donna è visibilmente emozionata, nella ressa per uscire ne approfitto per dirle che è stato un bello spettacolo.
Sentendo la mia inflessione italiana nel parlarle, mi chiede:

Lei è italiano! Lo sà che si è esibita anche mia figlia? Era sul palco insieme alle altre è stata brava, sono stati anni di sacrifici, ed ora nè coglie i frutti

Le chiedo quanti anni ha, mi guarda sorpresa e interrogativa, scusandomi le preciso che volevo sapere l’età di sua figlia e non quella di lei.
Una risata allegra e poi mi chiede, se ho tempo per sentire la sua storia, mentre aspetta sua figlia che esca dai camerini.
Non chiedo di meglio e la invito a sedersi al tavolo del bar vicino al teatro. Ordiniamo un analcolico ed essa comincia a raccontarmi:

Mia figlia è giovanissima, ha appena 14 anni, siamo tornate dall’Italia 9 anni fà a casa di mia madre e dei miei cinque fratelli più piccoli di me.
La vita inizialmente era dura, ma poi i miei fratelli crescendo, si sono dati da fare, tre di loro hanno trovato da lavorare in Albania, gli altri due sono emigrati in Italia.
Mia figlia è cresciuta bene in salute e 7 anni fà ha cominciato ad andare a scuola di ballo presso un’anziana maestra.
La sua bravura dopo qualche anno è stata notata da una compagnia di ballo folcloristico della città e dal quel momento, ha potuto mostrare al pubblico le sue doti innate di ballerina.
La sua vita è appena sbocciata e avrà tutta la vita per ottenere ciò che merita.

Le chiedo di suo marito e di suo padre, un ombra le passa sul viso, corrugando la fronte:

Mio padre ci ha lasciato che eravamo piccoli, un malattia fulminante ce lo ha tolto, il marito non l’ho mai avuto, mia figlia non sa chi è il padre… Si, sono stata rapita che avevo solo 14 anni, la stessa eta di mia figlia oggi, non stò a dirti cosa facevo in Italia ….. lo può immaginare.
Quando rimasi in cinta, volevano che abortissi….. fuggii e andai alla polizia. Fui rapita a Durazzo, ero con mia madre per aquistare, non ricordo cosa, fù un attimo, la sera stessa ero su un motoscafo, il resto lo sai, per fortuna, non so come, ma dissi ai rapitori un falso nome e che abitavo in un altra città e non in un piccolo paesino sulle montagne dell’interno albanese.
Questo a fatto si, che potessi tornare a casa, sapendo che non potevano ritrovarmi, ma ora tutto è passato e mia figlia è il tesoro che il Signore mi ha donato

Ammiro la sua fiducia nel domani, suo e di tutta la sua famiglia.
La sua gioia esplode quando una creatura femminile, sbucata dal nulla, le si abbraccia al collo.
Me nè vado senza salutare, non voglio interrompere quell’abbraccio d’amore fra madre e figlia.
Fà ancora molto caldo, nonostante sia mezzanotte, nel mio appartamento ho notato un ventilatore non vedo l’ora di addormentarmi a quella ventilazione, seppur forzata.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 26 GIUGNO)


1 commenti:

reli ha detto...

bel racconto