domenica

29 GIUGNO Domenica Diario




29 Giugno = Domenica ( City Niksic - Maps )

km 40 Vilusi = Confine con la


BOSNIA ERZEGOVINA = ( Dogana ) – Paese Extracomunitario

Km 35 Trebinje = km 46 Ravno = km 17 Ljubinje = km 27 Stolac
km 27 Pocitelj – km 33 arrivo a Mostar - ( tot km 185 )

Mostar= Capitale della Erzegovina = abitanti 125.00

La Bosnia è il paese più dimenticato dai mass-media, un territorio al centro dei Balcani, distrutto e violentato nell’ultimo conflitto interetnico degli anni 90, dovuto alla disgraziata disgregazione della Repubblica Jugoslava di Tito.
Se fosse rimasta unita oggi farebbe parte a pieno titolo della Unione Europea nella sua interezza e non avrebbe subito la diffusione dell'odio interetnico dovuto a stupide ambizioni nazionalistiche.
A tutt’oggi il turismo è quasi inesistente, se non quello, della curiosita di vedere da vicino, uno dei più infami teatri di guerra accaduti al mondo.Vedi Srebrenica
Per fortuna, la maggioranza di coloro che si recano in questa martoriata terra, oltre agli aiuti finanziari di molte Nazioni, sono:
le associazioni Onlus, Ong, artisti o semplici cittadini, che si pongono volontariamente ad assistere tanta povera gente che ha necessità, non solo di aiuti finanziari, ma anche di un controllo sulla loro salute, sia fisica che mentale. Alcuni di coloro che hanno dato il loro contributo per assistere queste popolazioni hanno dato la vita per la pace, troppo spesso ci dimentichiamo di queste persone, troppo scomode per essere ricordate dai responsabili politici di tutto il mondo.
Inoltre, gli abitanti di questo Stato, sono un grogiuolo di tutte le culture e religioni, le loro Chiese nel mondo contribuiscono con il loro aiuto morale e finanziario, ad alleviare le loro sofferenze, in tutto il territorio.
Entro in Mostar, una delle prime vie che percorro è accanto al fiume Neretva, mi imbatto nel ponte ricostruito dopo che fù abbattuto dalla cieca stupidità degli uomini.
Parcheggio presso un distributore di benzina, per fare un controllo generale dell’auto, il giovane che verifica il vano motore, avrà si e no,18 anni, penso, che quando questa terra, era un antro infernale costui era appena un bambino, li chiedo quanti anni ha e come vive quì a Mostar:

Ho 17 anni, non sono nato quì ed è solo un anno che ci vivo, sono nato a Sebrenica.
Lei è giornalista?

No, ma mi piacerebbe sentire il racconto di un cittadino di questo Paese.

Sono un musulmano, conoscerà probabilmente il massacro che accadde nei pressi della mia città, io mi salvai per miracolo, i militari assassinarono dagli 8.000 ai 10.000 musulmani bosniaci dai 14 ai 65 anni, mio padre era fra questi.
Sono cresciuto in mezzo alle più terribili privazioni e grazie a mia madre se oggi sono ancora vivo.
Furono settimane di stenti, non tanto per me quanto per lei, poco da mangiare, qualsiasi cosa era buona, erba, qualche uovo rubato, latte munto da mucche abbandonate, nessun aiuto arrivava in quella parte del mondo.
Vagavamo per i boschi nascondendoci alle milizie e bande armate irregolari, non importava di chi fossero le insegne.
Una sera sostammo in una casa bombardata, un tratto il gracidare delle rane di uno stagno vicino cessò, tre ombre silenziose e terribili apparvero ai miei occhi di bambino.
Ricordo solo lo schiaffo di uno di loro e le urla di mia madre……. Svenni.
Quando l’alba mostrò la sua timida luce, nella penombra, vidi mia madre in un’angolo raccolta su di se, come un feto in pancia alla madre, gli abiti a brandelli, gli occhi perduti nel nulla.
Io fui ospitato in un orfanatrofio ed essa, presso un centro accoglienza a Tuzla, dove a tutt’oggi, viene aiutata a dimenticare quella terribile esperienza.
Come vedi le ferite possono anche rimarginare, adesso lavoro e la sera vado con amici e amiche a divertirmi e ridere e con la mia ragazza a fare l’amore.
Ma i ricordi passati sono ancora vividi nella mia mente e sono il mio bagaglio di diffidenza e odio nei confronti di coloro, che ancora oggi sono i responsabili di quell’infame misfatto.

L’auto è a posto, sorridente il ragazzo mi porge le chiavi, il conto che mi chiede per il lavoro, è una cifra ridicola, cerco di dargli qualche Euro di mancia ma egli rifiuta gentilmente ma decisamente.”

Conosco poco della storia di questo popolo, mi informerò meglio una volta che tornerò a casa.
Cammino per la Stari Grad ( citta vecchia ), attraverso il ponte Stari Most (vecchio ponte ), apparentemente la vita, in questa città, sembra fluire fin troppo tranquilla ma l’apparenza inganna, sotto la cenere le etnie, serbe, musulmane bosniache e cattoliche croate, non hanno rapporti di simpatia tra loro, la recente Guerra ha distrutto centinaia di anni, di reciproca convivenza e tolleranza.
Ne è prova il cameriere, che serve nella trattoria in cui mi sono fermato a mangiare:

Ciò che vede in questa città è l’impegno in cui i musulmani ricostruiscono la loro parte di città, penso che noi si sia discriminati, dagli aiuti internazionali.
Hanno ricostruito il Ponte Vecchio, che era il simbolo dell’incontro frà la cultura Cattolica e l’Islam e tutto il mondo pensa, che basti ricostruire un simbolo di una città, per riappacificare gente così diversa.
Non so se ha notato le bandiere croate alle finestre delle case, lungo la strada che porta da noi, significano il voler rivendicare la loro terra e far parte della Repubblica Croata.
Le croci dei tanti cimiteri che lei stesso a potuto incontrare, nel venire quì, sono la dimostrazione, che questa terra è stata bagnata col sangue di tutte le etnie, non sarà facile dimenticare tutto questo.

La Bosnia Erzegovina, è forzatamente un solo stato, ma tutti sanno che ci vorrà del tempo, ma questo Paese dovrà ancora fare i conti, con le varie etnie che si dividono, fette ben definite di territorio.
Serbi, Croati e Musulmani, per ora, si contentano di avere molta autonomia locale, questo però pregiudica la possibilità di evolversi, per una democrazia reale e la possibilità ,che l’Europa, prenda in seria considerazione investimenti produttivi, come invece a fatto in molti Paesi dell’Est Europeo.
Mostar, nonostante abbia una certa attrattiva turistica è una città in cui si sente, a pelle, la sua precarietà.
Per pernottare sono stato indirizzato presso una famiglia croata, gentilissimi ma non certo loquaci,
Non ho voglia nè di cenare nè di cercare attrattive di svago, mi accontento di un bicchiere di cognac e poi subito a nanna.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 30 GIUGNO)


0 commenti: