lunedì

30 GIUGNO Lunedì Diario




30 Giugno = Lunedì ( City Mostar - Maps )

Al risveglio, il mio primo pensiero va a mia madre, se fosse viva, oggi compirebbe 94 anni.
Questa città, mi è apparsa triste, o forse è solo una mia impressione, ormai è troppo tempo che vago per questo particolare mondo dell’Est.
Decido di partire subito, senza però non aver fatto, una ottima colazione a base di salsicce e patate, con accompagnamento di un buon boccale di birra.

Km 48 Jablanica = km 23 Konijc = km 44 arrivo a Sarajevo ( tot km 115 )

Sarajevo = Capitale della Bosnia Erzgovina= abitanti 304.000

Tre anni d’assedio, ancor oggi si possono ricordare, incontrando palazzi di periferia e quelli nella zona dei palazzi governativi, che ancora portano i segni della pazzia distruttiva degli uomini.
Oggi questa storica città sta tornando lentamente alla normalità , il turista comincia a non essere più quello “ curioso “ di scenari di Guerra.
Bascarsija, il vecchio centro è stato completamente restaurato, mi reco presso la via Ferhadija, la strada più elegante, con caffè, negozi alla moda, molto freguentata e una visita anche al Bazar Turco.
Passo il tempo a passeggiare per questa zona ammirando molto l’ottimo restauro fatto e visito la Moschea di Gazi Husrev Bey, col minareto di 45mt e la Chiesa Ortodossa, ma il luogo più interessante è stato il Bagno Turco, dove mi sono recato per un gradevole e rilassante bagno di vapore e un tonico massaggio, fatto questa volta, da gentili mani di femmina, una dolce ragazza, che nel mentre mi massaggiava, mi parlava di lei, della sua famiglia e purtroppo del suo ragazzo, facendo così spengere, sul nascere, bellicosi pensieri impudici.
Dimenticavo di dirvi che non ci sono problemi d’alloggio, ho trovato una piccola pensione a conduzione familiare e a costo accettabile.
E’ ora di cena, dietro consiglio della massaggiatrice mi reco presso una pizzeria che un italiano, con soci bosniaci ha aperto qualche anno fà.
Non servono solo pizza, vedo piatti appetitosi di cucina bosniaca, ne approfitto e mi faccio servire, carne d’agnello e vitello macinate, solite patate e formaggio di Travnik simile alla feta, tutto ottimo e abbondante con una spesa contenuta, un caffè è quello che ci vuole per finire in bellezza.
Passeggio per smaltire l’ottima cena, mi trovo a passare per la “ via dei cecchini “ , triste luogo di demercazione, tra concetti diversi di intendere l’appartenenza a una nazione.
L’ultima persona che pensavo d’incontrare e con cui dialogare è una signora malmessa, con tre cagnolini al guinzaglio, che passeggia in un giardinetto, l’età è indefinibile, i capelli unti e gialli.
Non ha un bell’aspetto, ma i suoi occhi brillano e l’affetto che dimostra nei confronti dei tre animali, fa tenerezza, il mo istinto mi porta a fare una carezza al più piccolo dei tre, che mi si è avvicinato scodinzolando, la donna, allarmata richiama il piccolo, ma lui non la sente nemmeno, continua a strusciarsi come un gatto ai miei pantaloni, le dico di non preoccuparsi che a me fa piacere, amo gli animali.

Più conosco gli uomini più amo le bestie” .

Questa mia risposta e a seguito della mia ultima riflessione la donna mi invita a sederci nella panchina vicino.
Contenta di poter parlare con qualcuno che ama gli animali mi dice:

E’ vero, gli uomini sanno farsi solo del male, anch’io amo più le bestie che gli uomini, i cosiddetti “ Umani “, l’invidia, l’egoismo, l’odio, sono tutto ciò che sanno coltivare.
Hai visto come fù ridotta questa città per la loro imbecillità?
Adesso sembra che sia tutto passato, il maquillage di facciata delle case, non attenua le divisioni culturali e ancora si coltiva l’odio sotto la cenere.
Ero una donna felice prima dell’assedio, mio marito è serbo e cattolico, io bosniaca e musulmana.
Altri hanno deciso per noi, dividendoci in nome di un assurda appartenza ad etnie e religioni diverse.
Quando la Repubblica era unita, i nazionalisti delle varie zone dell’Jugoslavia, per quanto cercassero il potere nei centri decisionali del Paese, il nostro comandante Tito, sapeva tenerli sotto controllo e nonostante la nostra società, non sia stata il massimo della democrazia, almeno non dava modo a pazzi criminali di scatenare questa Guerra Civile fraticida.
Morto lui, i politici scatenaro le loro ambizioni separatiste e la conseguenza è stata quella di 100.000 morti, cifra molto approssimativa per difetto, non sapremo mai quanti, in tutto il territorio jugoslavo.
Avevo un figlio di 15 allora, era da miei parenti a Srebrenica, non sò più niente di lui nè dei miei parenti dal 1995, probabilmente un giorno ritroveranno le loro ossa in qualche fossa comune.
In tutta la Bosnia noterai, nel tuo viaggio, croci sparse limitrofe alle strade che percorrerai, vi sono sepolti uomini donne e bambini, vittime innocenti della cieca pazzia razzista.

Uno dei cani abbaia spazientito, premurosa la donna lo coccola, baciandolo sulla testa e dicendomi addio, se ne va per le vie di questa città apparentemente rinata a nuova vita, ma nessuno renderà a questa moglie e madre la felicità perduta e il suo amore per il proprio simile.
Ma adesso si va a dormire, domani mi aspetta una strada non molto tranquilla.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 1 LUGLIO)


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