mercoledì

4 GIUGNO Mercoledì Diario




4 Giugno = Mercoledì = ( City Mamalyga - Maps )

Sono le 7 e sono già in auto, in attesa di varcare il confine. Attendo un paio d’ore ma finalmente sono in Moldavia.

MOLDAVIA = ( Dogana ) Stato extracomunitario

Km 7 Criva = km 10 Lipcani = km 26 Bricini = km 35 Edineta = km 62 arrivo a Balti = ( tot km 140)

Balti = abitanti 177.000 =

E’ sulle rive del fiume Raut, la sua economia è basata sull’agricoltura ed anche per l’estrazione materiali per l’edilizia, inoltre il 20 Luglio viene organizzata una grande fiera del bestiame è scarsa di monumenti ma si può vedere il Teatro Nazionale Vasile Alecsandri e diverse chiese come: la chiesa di San Nicolas e la cattedrale Ortodossa
Una curiosa statua all’ingresso della città è quella di una donna che, tra le mani, tiene del pane e del sale simbolo di di ospitalità.
La strada non è stata delle migliori ma il paesaggio discreto.
Poche abitazioni sparse lungo il tragitto, vigneti, campi coltivati, vi vorrei ricordare, che la Moldavia ha una cultura vinicola antichissima, addirittura detiene il primato della cantina più grande d’Europa, nella città di Cricova con i sui 60 km di gallerie, dove si può gustare dell’ottimo vino moldavo. Arrivo in città per il pranzo, decido che prima dell’alloggio sistemi il mio stomaco.
Mi trovo nella piazza centrale e curiosamente vedo ristoranti turchi e giapponesi..? Non mi attirano, preferisco un caffè-locanda dove servono piatti di cucina locale.
Accomodatomi al tavolo, mi si avvicina una cameriera che è la fine del mondo, in quanto a bellezza, cerco di non sembrare abbagliato da tanta grazia di Dio, ma è difficile staccarle gli occhi di dosso.
Comunque cerco di tenere un comportamento distaccato e le chiedo se fanno cucina moldava, al suo assenso le dico che faccia lei il menu per me, mi fido, sorridendo mi assicura di stare tranquillo, che saprà lei accontentarmi.
Infatti mi porta la zuppa d’anatra, un piatto veramente squisito, Brynza: formaggio di pecora e altri contorni vari, per finire il Malaj: dolce di mais e zucca.
Faccio i miei complimenti alla ragazza per il buon pranzo, a quanto pare le sono simpatico, perchè dopo i miei apprezzamenti su ciò che mi ha servito, mi chiede se può sedersi al mio tavolo (e che dico di no?!).
Ha capito subito che sono italiano, mi chiede del mio paese dicendomi che cè stata per 3 anni e che è tornata in Moldavia solo da un anno.
Le riassumo il mio viaggio fatto fino ad adesso, si dice meravigliata che io abbia avuto questo coraggio, specie fatto da solo.
Le chiedo del perchè è stata in Italia, si fà seria e vaga nel rispondermi, ciò mi rende ancora più curioso, di quanto potessi esserlo un attimo fà. Le chiedo il conto e intanto penso se sia il caso di invitarla ad uscire con me, sono rimasto troppo colpito dalla sua vaghezza nel rispondere alle mie domande e mi piacerebbe saperne di più.
Mi presenta il conto, cercando di non farmi notare troppo, sia dagli altri avventori che dai titolari della locanda, le chiedo di incontrarla, desidero che mi racconti più apertamente della sua storia.
Un attimo di incertezza e mi fissa un appuntamento in una piazza vicino per il primo pomeriggio.
Aspetto un’ora seduto sulla panchina della piazza, le aiuole sono cosparse di fiori di mille colori e una piacevole brezza arriva dalle colline cirostanti.
I suoi capelli color rame attraggono all’istante i miei occhi, il suo avvicinarsi a me, con un andatura da gazzella, i suoi fianchi coperti da una minigonna che lascia scoperte le sue gambe bianche e senza veli, mi lasciano inebetito.
Mi saluta da lontano, (come se non l’avessi vista!!) non posso fare a meno di complimentarmi per il suo aspetto, quando mi porge la mano.
Non lascia il mio saluto, tiene la mia mano nella sua. Ci sediamo a un tavolino fuori da un bar e ordinando due bibite, mi chiede del perchè desideri sapere ciò che faceva in Italia.
Le dico semplicemente la verità, che cerco me stesso negli altri.
Non mi pare convinta della risposta ma a quanto pare, ha desiderio di parlare di se stessa, magari perchè con le persone che la conoscono, non può sfogarsi e raccontare le sue esperienze di vita in un paese straniero.

Avevo 20 anni, quando un giovane straniero mi convinse ad andare con lui in Italia.
Era un bel ragazzo e mi piaceva da morire, lo segui pensando che avremmo costruito qualcosa di buono insieme, allontanandoci da questo povero Paese, ma l’inganno era dietro l’angolo.
Ci recammo a Milano, io sognavo di calcare le passerelle d'alta moda , come tante ragazze della mia età, il mio “ compagno “ mi aveva raccontato delle sue conoscenze in quell’ambiente, io, stupida ci credetti, ma dopo pochi giorni si rilevò in tutta la sua cattiveria.
Per diversi giorni mi segregò in una buia stanza, mi picchio e mi minaccio delle più turpi violenze.
Non resistetti e invece di calcare le passerelle, calcai i marciapiedi, di diverse città d’Italia.

Gli occhi le si erano inumiditi, il silenzio per alcuni secondi lunghissimi. Le chiedo perchè lo stava raccontando a me, un estraneo:


Perchè sei straniero e frà poche ore te nè andrai e poi hai una certa età e sei una persona gentile, per questo mi fido.
Questi ricordi mi pesano sul cuore e non posso parlarne con nessuno, neppure con i miei famigliari, ho bisogno di parlarne con qualcuno altrimenti impazzisco.”

Non so se prenderlo come un complimento ma la capisco e non mi offendo affatto.
Il racconto mi ha fatto male, vediamo tutte le notti queste donne belle e disponibili per le strade delle nostre città.
Le bramiamo, sfruttiamo la loro bellezza, illudendoci per un attimo di essere amati, senza pensare che il più delle volte, queste sono persone sfruttate e martoriate nel corpo e nello spirito.
Può sembrare un racconto quasi banale, ma vi giuro che sentire personalmente questi racconti, che sembrano storie rifritte e che abbiamo sentito tantissime volte, da un effetto dirompente al nostro animo. Continuiamo a parlare per tutto il pomeriggio, il suo viso appare disteso, le confidenze e lo sfogo dei suoi ricordi, le ha fatto bene, fino a che mi ricordo improvvisamente, che non ho cercato dove dormire questa notte. Le chiedo se lei sà come potermi sistemare per arrivare all’indomani mattina.
Dice che vi è un monolocale che affittano a giornata, se mi và bene mi ci accompagna. Dopo aver parcheggiato l’auto in un garage, camminiamo per alcuni minuti.
Mi conduce presso un palazzo in stile Barocco e mi presenta alla signora che, dicendoci che l’appartamento è libero ci consegna le chiavi. Il monolocale è carino, mi sento un pò imbarazzato perchè non ho capito, tutto questo suo interesse per me.
Sono un malpensante, la ragazza chiedendomi se la camera è di mio gradimento mi saluta con affetto e augurandoci buona fortuna, uscendo, richiude la porta d’ingresso dietro di se.
Rimango qualche istante fermo come un ebete guardando l’uscio chiuso. Voglia per uscire a cenare o cercare un locale per passare due ore, non nè ho, desidero solo arrivare presto all’indomani.
Meglio che mi allontani da certe tentazioni.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 5 GIUGNO)

0 commenti: