giovedì

3 LUGLIO Giovedì Diario




3 Luglio = Giovedì ( City Slavonski Brod - Maps )

Il suo richiamo mi sveglia e vedo porgermi un buon caffè, i suoi capelli arruffati e gli occhi abbottonati di entrambi, ci inducano a ridere a crepapelle.
La visita della città è d’obbligo, ma prima, mentre lei apre il negozio, io ne approfitto, per provare quel lettino rosa confetto e dormo fino a mezzogiorno.
Non ho fame e la sbornia della sera prima mi induce a non avvicinarmi a nessun tipo di cibo.
In poco tempo ho già visto sia la Fortezza che il Museo, veramente interessante, penso sia giunta l’ora di togliere le tende.
Passo dalla mia amica a salutarla, le dico che riparto per Zagabria, ci salutiamo affettuosamente, con la promessa di concludere in un prossimo viaggio, ciò che abbiamo incominciato.

Km 54 Nova Gradiska = km 107 arrivo a Zagabria- - ( tot km 161)
Zagabria = Capitale della Croazia = abitanti 880.000

Arrivato in città, presso un distributore di benzina, mi consigliano di lasciare l’auto in un garage, perchè visitare Zagabria è quasi impossibile farlo in auto,
accetto il consiglio e ho fatto bene a farlo.
La città è a misura d'uomo la migliore dell’intera Europa, il centro e in molte parti di essa è zona pedonale, i servizi tram funzionano e indicazioni di dove ti trovi sono ben individuabili in locandine, specie presso le fermate dei mezzi pubblici.
Noto molte insegne di negozi Made in Italy, la presenza italiana in questa città e significativa.
La città offre una infinità di bellezze architettoniche e siti turistici e artistici.
Sono rintracciabili: 21 musei, una trentina di gallerie, collezioni d’arte, molti monumenti.
Arrivo in città che già le ombre della sera calano all’orizzonte, non ho la possibilità di chiedere un alloggio, informandomi presso un agenzia per il turismo, sia perchè ho preso il tram, per recarmi in centro città, sia perchè ormai gli uffici sono chiusi.
Cerco un albergo a tre stelle, lo trovo nei pressi della zona pedonale è una palazzina in stile barocca, molto elegante e con poche stanze, l’arredo è in tono con il suo aspetto esteriore.
Una ragazza mi invita a fornirle i miei dati, scrivendoli su un computer, accoglienza molto professionale, un accoglienza degna di un cinque stelle.
Una cameriera mi invita a seguirla per consegnarmi la camera, salendo le scale fino al primo piano, il mio sguardo s’immobilizza sulle lunghe gambe tornite, sorrette da tacchi di dodici cm e coperte solo da un gonnellino svolazzante, inciampo su uno scalino, si volta premurosa, a mia volta mi scuso ( ma di che? ), mi rimetto in piedi con uno scatto da vent’enne, ma i miei occhi non lasciano la preda,
Cenare è l’unica cosa che mi interessa, ho una fame da lupo, sono ormai a fine viaggio, mi lascio tentare da un ristorante molto scik, nel centro della zona pedonale è tardi ma dopo cena andrò comunque, in qualche discoteca, ho voglia di vedere un poco di gioventù e musica da rompere i timpani.
La cena mi viene servita da due camerieri e un sommelier, per cominciare antipasti: Kulen, insaccati alle spezie e prosciutto dalmata, come primo piatto: Strukli: ravioli ripieni di ricotta,di seguito: la Sarma, cavolo ripieno, carne impanata e fritta, come dolce la Rozata: budino alla crema, il vino servito dal sommelier è quanto di meglio ci sia sul mercato croato.
Ottimo pranzo, comunque la spesa è stata nella norma di un buon ristorante italiano.
E’ quasi mezzanotte è l’ora giusta per passare la serata presso una discoteca.
Non cè che l’imbarazzo della scelta, al ristorante però, mi hanno consigliato un locale dove l’eta dei clienti è sui 35/40anni, l’informazione è giusta, infatti la sala è piena di quarantenni.
Mi metto comodo su una poltrona, non faccio neppure in tempo a guardarmi intorno, che una cameriera, con tanto di buffo cappellino in testa, ma al momento che si china, per chiedermi cosa desideri ordinare, un generoso seno straripante, attira la mia attenzione, per nulla imbarazzata si china ancor di più per chiedermi per la seconda volta la comanda.
Mi riprendo, cercando di non mostrare l’interesse che mi ha destato, le chiedo un Gin-Tonic, scrive l’ordinazione su un mini bouk elettronico, sempre comunque piegata in avanti, mentre il seno sembra strariparle, per la pressione esercitata sulla maglietta scollata.
Se ne va verso il bar, i miei occhi seguono quell’ondeggiare dei fianchi, fasciati da uno stretto tubino e su tacchi stratosferici con estrema ammirazione.
La musica è molto piacevole, i ritmi invitano a ballare, le coppie in pista, hanno spazio per dimostrare la loro bravura, senza solita calca, che di solito si trova in certi locali, non sapendo ballare mi limito ad osservare, cosa che mi piace più che esibirmi.
Torna la “miss” con l’ordinazione, stessa scena di prima ma con un sorriso ammiccante, come per dire “ Ti piaccio ? “ Certo che mi piace, ma preferisco essere io a proporre, un incontro galante, perciò evito il suo approccio, facendole i complimenti per la sua avvenenza ma informandola distrattamente che sono solo di passaggio.
Capisce il mio messaggio e con un “Peccato!” si allontana verso altri clienti.
Un paio d’ore di tranquillo svago per i miei occhi e orecchi e una bevuta, seduto sulla comoda poltrona, mi sono bastate per arrivare all’ora del riposo.
Al ritorno verso l’albergo, le strade sono quasi deserte, una sensazione di melamconia mi fa corrugare la fronte è un malessere intimo, io lo chiamo, “mal d’anima.”
Ma perchè questa sensazione?
Eppure dovrei essere contento, stò finendo ciò che mi ero prefissato e allora?
La mia mente ha vagabondato per settimane, ha conosciuto tante realtà, non vissute, solo immaginate, ma non mi basta non mi può bastare.
Avrei voluto vivere realmente questa esperienza, ma non l’avrei scritta, non avrei visitato i monumenti nè le opere d’arte, non mi sarebbe importato di conoscere, dati o indirizzi.
Non avrei fotografato niente che non fosse, la realta della vita, le persone, i visi dei bambini, dei vecchi, delle anziane donne che faticosamente vivono la loro dura vita, dei contadini nelle sterminate e desolate terre del nord, dei cani randagi, delle case bucherellate dai fori di proiettile, degli zingari con i loro accampamenti o in case fatiscenti ma anche in ville principesche, le belle ragazze, donne violate, mafie, gli ubriachi, la povertà e l’estrema ricchezza e tutto ciò che è vita reale.
Sono disteso sul letto, il tempo passa ma i miei occhi aperti, nel buio della stanza, osservano lo scorrere dei miei pensieri.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 4 LUGLIO)


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