sabato

5 LUGLIO Sabato Diario




5 Luglio = Sabato ( City Zagabria - Maps )

Al risveglio, il mio umore non è dei migliori, i residui della stanchezza di ieri sera, mi inducano a poltrire per ancora una buona mezz’ora, ma il digiuno che perdura ormai dal pranzo di ieri, mi consiglia di cercare qualcosa da mettere sotto i denti.
Non c’è che l’imbarazzo della scelta, bar e fast food in questa città non sono difficili a trovare, faccio una colazione che la chiamerei più un’abbondante merenda: pane, burro, marmellata e mezzo litro di latte.
Eccomi sul tragitto di strada, che mi porterà all’ultima tappa.

Km 54 Karlovac = km 45 Vrbovsko = km 56 arrivo a Rijeka – ( tot km 155 )

Rijeka = ( Fiume ) – abitanti 144.000

L'Istria è stata una delle zone più contese del dopoguerra. Rijeka, un tempo italiana , adesso è a tutti gli effetti una città della Croazia.
Comunque l’appartenenza o meno di una terra, ad una o l’altra Nazione, poco importa, il problema nasce quando le persone, si sentono di appartenere ad una etnia, cultura o religione, in contrasto con altre, che scaltri uomini ambiziosi e megalomani usano, facendo leva sulle frustazioni di chi crede di essere discriminato, creando diffidenza e odi, nei confronti del vicino popolo.
A tal proposito è interessante il pensiero di un camionista di questa città, che ho incontrato mentre facevo rifornimento di benzina:

Io giro tutta Europa con il mio Tir e devo dirti sinceramente, che tutte queste differenze di caratteri e di culture, di cui tutti parlano, se si esclude le varie lingue, non le vedo.
Le diversità sono solo economiche, tutti i popoli desiderano il benessere, le cose belle e costose, credere in un Dio o in niente, nessuno fa nulla senza un proprio tornaconto.
Tutti sognano di vincere ad una lotteria, tutti vorrebbero avere tanti amici, ma si guardano bene da esserlo loro stessi, l’invidia e l’egoismo sono imperanti.
Vi sono popoli che in media hanno molto e chi invece non ha niente, ma le famose diversità di caratteri e di ambizioni non le ho viste.
A qualunque colore, etnia, cultura o ceto appartengono, l’obbiettivo di tutti è la felicità e questa non ha confini.

Arrivato in città, non posso fare a meno di andare a visitare la sede degli italiani di Fiume nell’antico Palazzo Modello, per incontrare i concittadini residenti che sono circa 7.000 e che hanno scuole e mass-media in lingua italiana.
La facciata del palazzo si presenta con decorazioni neorinascimentali e forme neobarocche, all’interno gli stucchi della Sala Maggiore, ospita la Biblioteca civica e il Circolo Italiano di Cultura.
Alcuni italiani residenti a Fiume, dopo aver fatto conoscenza reciproca, si congratulano per il mio viaggio, uno di questi mi invita nella propria casa, per cenare insieme a lui e la sua famiglia e pernottare presso di loro. Accetto ben volentieri, ben sapendo che mi troverò come nel mio Paese, infatti dopo che mi ha fatto visitare la Chiesa Ortodossa di San Nicola, ci rechiamo a casa sua.
L’ospitalità è particolarmente bella, i due figli e la moglie, molto educati e gentili, mi mettono a mio agio e mentre il marito prepara la cena, passo il tempo a raccontare di me e delle mie esperienze.
I figli sono entusiasti, la madre soddisfatta per l’inattesa visita anche perchè il marito le ha tolto il potere della cucina e nell’attesa ci beviamo un aperitivo Spritz: acqua gassata, vino bianco bitter e aperol
La cena è caratterizzata da un menù veneto, a tal proposito vorrei rammentarvi che gli ultra cinquantenni del posto parlano in prevalenza un misto di italiano con inflessioni dialettali veneziane.
In tavola, apparecchiata per le grandi occasioni, una serie di antipasti: polipi e uova di seppia e chiocciole di mare vongole, cozze e pesci gratinati.
Per primo, Risotto alla Sbirraglia: riso con gallina lessa.
Per secondo: Melanzane alla Giudea, poi Seppie in Nero e per finire pesce arrosto.
Il dolce è una prelibatezza, la Creme Fritte e Biscotti Pevarini il tutto con vino Tokai delle migliori cantine.
Dopo cena i figli si preparano per la serata del sabato, andranno in un Pub vicino dove si incontreranno con loro amici, io e il padrone di casa ci sediamo sul balcone a fumare, mentre la signora si gode il dopocena guardando una trasmissione in tv, italiana s’intende.
L’uomo molto affabile mi parla della sua vita e mi conferma anche che :

Come tu saprai, parecchi fiumani nel dopoguerra ritornarono in Italia, chi per paura o perchè esiliato, mio padre invece emigrò è non fù il solo, dalla zona di Monfalcone a quì per le sue idée politiche e l’opportunità del lavoro al porto. Non furono anni facili, comunque adesso, ci siamo abbastanza integrati e comunque accettati dalla popolazione slava.

Tiriamo tardi, tanto che i suoi figli, ci trovano ancora a chiaccherare quando rientrano.
E’ il momento di andare a riposare ci diamo la buonanotte e vado a distendermi su fresche lenzuola profumate di bucato.
>(CONTINUA DIARIO DEL GIORNO 6 LUGLIO)


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